A oltre cinque anni dalla tragica morte di Helena Rapini, la battaglia legale per accertare eventuali responsabilità non è ancora finita. La giovane volontaria dell’ENPA fu travolta e uccisa insieme al suo cane il 6 novembre 2019, lungo la strada che percorreva ogni giorno per raggiungere il canile di Arezzo. Il conducente del SUV che l’ha investita, Marco Caneschi, è stato assolto in primo grado perché affetto dalla sindrome delle apnee ostruttive del sonno, una patologia che può causare colpi di sonno improvvisi. Ma la famiglia di Helena contesta questa versione e porta avanti la sua battaglia in appello.
Un incidente, troppe domande irrisolte
Helena stava guidando la sua Hyundai Atos su via di Ristradella, una strada secondaria spesso usata per evitare il traffico della Regionale 71. All’improvviso, il SUV di Caneschi ha invaso la sua corsia a forte velocità , schiantandosi contro la sua auto. L’impatto è stato devastante: per Helena e il suo cane non c’è stato nulla da fare.
La sentenza di primo grado, tuttavia, ha ribaltato quella che sembrava una responsabilità chiara, riconoscendo al conducente la non punibilità per “causa di forza maggiore”. Secondo la perizia difensiva, Caneschi era stato colto da un colpo di sonno improvviso dovuto alla sua patologia, e quindi non era penalmente responsabile dell’incidente.
La battaglia della famiglia e la nuova perizia
I genitori e il fratello di Helena, assistiti dall’avvocato Francesco Valli, non hanno mai accettato questa conclusione. Per loro, l’incidente non è stato solo il risultato di una patologia, ma delle condizioni in cui il giovane si era messo alla guida. Secondo una perizia di parte, Caneschi avrebbe assunto un potente psicofarmaco che avrebbe compromesso la sua capacità di guidare.
“Non possiamo accettare che tutto venga archiviato così – sostiene la famiglia –. Vogliamo solo la verità e giustizia per Helena”.
Nel 2023, il Gup Giulia Soldini ha confermato l’assoluzione in primo grado, accogliendo la tesi della difesa. La decisione ha lasciato la famiglia di Helena con l’amaro in bocca, ma la battaglia legale è proseguita. Anche l’ex procuratore capo di Arezzo, Roberto Rossi, ha firmato il ricorso in appello, ritenendo necessario un ulteriore approfondimento del caso.
Dopo un’attesa di due anni, nel novembre 2024 si aprirà il processo d’appello presso la Corte di Firenze. La famiglia spera che questa volta la giustizia possa davvero fare chiarezza sulla morte di Helena.


