E l’assessore promette multe mentre i banchini nuotano verso casa
Arezzo – Piove. Ma piove davvero. Di quelle piogge democratiche che non guardano in faccia a nessuno: né al turista con la scarpa buona, né all’antiquario col mobile del ’700 già mezzo gonfio come una spugna da cucina. Risultato? Piazza Grande, Corso Italia e compagnia cantante sembrano il set di un film post-apocalittico: niente zombie, solo qualche piccione incazzato e due ombrelli rovesciati.
Molti operatori, gente strana che invece di vendere cover per cellulari vende comò dell’Ottocento, hanno fatto una cosa rivoluzionaria: sono andati a casa. Già dalla sera prima. Freddo, acqua, vento laterale e clientela pari a zero spaccato. Apriti cielo. Anzi no, chiuditi cielo, che è meglio.
A questo punto entra in scena lui, Simone Chierici, assessore infuriato (a dir poco). Pare che dalla finestra – rigorosamente chiusa – abbia promesso multe a chi ha osato abbandonare lo stallo, come se lo stallo fosse una trincea da difendere fino all’ultimo respiro e non un metro quadro di asfalto allagato.
Su Facebook, però, si scatena l’inferno vero, altro che diluvio universale.
C’è chi spiega, con calma zen, che “se piove saltano gli eventi, quindi può saltare anche la fiera”. E chi, meno zen, suggerisce all’assessore di alzare le chiappe, piazzarsi lì con l’ombrellino e coprire contemporaneamente cittadini, banchini e magari anche San Donato, tanto per gradire.
Qualcuno fa notare un dettaglio insignificante: gli operatori pagano. Pagano per stare lì. E se pagano, forse – dico forse – potrebbero pure decidere se restare a fare i pinguini o tornarsene a casa a salvare la merce e le ossa. Ma no, pare brutto. Meglio la multa. Così imparano.
Altri commenti sono poesia pura:
– “Con questo tempo la gente non si muove. Naturale come le maree” (Darwin scansati).
– “Stanno a prendere la pioggia per te che sei sotto le coperte!” (immagine potente).
– “Quando c’è la fiera piove 11 volte su 10, anche a luglio con 40 gradi” (fenomeno scientifico allo studio della NASA).
C’è anche chi propone soluzioni avveniristiche: padiglioni coperti stile Rotterdam. Idea subito bocciata perché troppo sensata. Meglio continuare col modello “antiquariato anfibio”.
Nel frattempo qualcuno sentenzia: “La Fiera Antiquaria va abolita”. Così, di getto. Come se il problema non fosse l’acqua che cade dal cielo, ma la fiera che osa esistere nei giorni sbagliati.
Morale della favola: piove, la città si svuota, gli antiquari scappano, Facebook ribolle e l’assessore multa. Tutto regolare.
Ad Arezzo, quando c’è la fiera, piove. Quando piove, è colpa di qualcuno. E quando non sai di chi è la colpa… multa. Che asciuga tutto. Anche la pioggia.



