Ogni tanto la redazione dell’Ortica si immerge nei gruppi Facebook aretini. Non per capire chi abbia ragione, ma per studiare quel raro fenomeno per cui una semplice opinione riesce a trasformarsi in un summit mondiale sulla convivenza civile.
Questa volta tutto è partito da una proposta: aumentare i contributi ai quartieri, ma consentire l’accesso alle cene della Settimana del Quartierista soltanto ai tesserati. L’obiettivo dichiarato era evitare le migrazioni di giovani che, spesso in stato di euforia etilica, attraversano la città cambiando foulard con una velocità che nemmeno gli agenti segreti durante la Guerra Fredda.
Da lì, come da tradizione, il dibattito ha preso la sua strada.
C’è chi si è dichiarato ostaggio in casa per una settimana, chi ha denunciato la presenza di anziani quartieristi più allegri dei giovani, chi ha invocato galera a vita per i disturbatori e chi, con pragmatismo tutto aretino, ha proposto di trasferire i cosiddetti “tifosi del Buratto” direttamente alle Cave di Quarata, trasformandole di fatto nel nuovo Alcatraz della periferia.
Naturalmente non potevano mancare gli storici. Secondo alcuni, un tempo si raccontavano le goliardie tra quartieri, oggi invece si contano gli ingressi a Porta San Donato con la precisione di un casello autostradale.
Altri hanno ricordato che le serate “pesanti” esistevano anche quando i giostratori si ingaggiavano con cinque o sei milioni di lire e un cavallo in omaggio, mentre qualcuno ha individuato nel Dio Denaro il vero regista occulto dell’intera vicenda.
Nel frattempo si è aperto il classico fronte sicurezza, con richieste di pattuglie, controlli, aziende specializzate, sanzioni ai genitori, ripristino del timore delle autorità e una generale nostalgia per un passato nel quale, a sentire Facebook, tutto funzionava perfettamente.
Come spesso accade, il tema iniziale è stato presto dimenticato.
La discussione, partita dalla Settimana del Quartierista, è infatti riuscita ad affrontare nell’ordine: l’alcol, la criminalità, gli appalti, i minori, la decadenza della città, il business della Giostra, le arti sotto le Logge del Vasari, l’impunità dilagante e persino la teoria secondo cui il problema, in fondo, esisterebbe tutto l’anno.
Alla fine nessuno ha capito se servano più tessere, più vigilanza o più buon senso.
Ma una certezza è emersa con forza: ad Arezzo bastano tre parole – “Settimana del Quartierista” – per trasformare Facebook in una seduta permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.


