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Fuori Menù, dentro le camere: al Giotto il dj dorme sul cuscino

Dopo la sospensione e la ripresa dell’attività, resta irrisolto il problema del rumore: la musica raggiunge le abitazioni del quartiere Giotto, della Marchionna e di buona parte della zona orientale della città

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Fuori Menù, dentro le camere: al Giotto il dj dorme sul cuscino

Dopo la sospensione e la ripresa dell’attività, resta irrisolto il problema del rumore: la musica raggiunge le abitazioni del quartiere Giotto, della Marchionna e di buona parte della zona orientale della città

La sospensione non è bastata. Il Fuori Menù avrà pure sistemato autorizzazioni, carte e adempimenti, ma secondo numerosi residenti resta ancora da regolare la cosa più evidente: il volume della musica.

Le segnalazioni arrivano dal quartiere Giotto, dalla zona Marchionna e da altre parti del quadrante orientale e sud-orientale di Arezzo. C’è chi sostiene che il suono venga avvertito distintamente fino alla zona del Prato.

Ogni giovedì, dunque, altro che leggero sottofondo estivo: la musica entra nelle abitazioni, attraversa le finestre e si accomoda accanto al cuscino come un ospite indesiderato. Con una differenza: l’ospite, almeno, prima o poi capisce l’antifona e se ne va.

La televisione oltre volume 50
I racconti dei residenti sono sempre gli stessi: finestre chiuse, difficoltà a riposare e televisori costretti a ingaggiare una battaglia sonora contro l’impianto del locale.

Qualcuno racconta di dover portare la televisione oltre il volume 50 per riuscire a seguire un programma. A quel punto non si guarda più un film: si organizza una controffensiva acustica direttamente dal salotto.

E viene spontanea una domanda: i clienti del locale hanno tutti le orecchie otturate dal cerume oppure ricevono preventivamente i tappi all’ingresso insieme alla consumazione?

Perché se la musica viene percepita forte e chiara a centinaia di metri di distanza, è difficile immaginare cosa arrivi ai timpani di chi si trova davanti alle casse. Magari si entra per bere qualcosa e si esce con l’udito revisionato.

Meno male che c’erano i fuochi di San Donato
Ieri sera, fortunatamente, sono arrivati in soccorso i fuochi di San Donato. Che, incredibilmente, sono risultati meno rumorosi e decisamente più sopportabili del consueto intrattenimento musicale.

Il casino musicale coperto dai fuochi intorno alle 23, ha concesso finalmente un po’ di tregua alle abitazioni circostanti.

Ed è tutto dire, perché quando uno spettacolo pirotecnico viene accolto come una pausa di silenzio, forse qualcosa nella regolazione del volume è sfuggito di mano.

Anche le tradizionali cene dei quartieri, che ogni anno vengono descritte da qualcuno come l’apocalisse acustica aretina, checché se ne dica fanno meno casino.

Durano pochi giorni, interessano zone circoscritte e, soprattutto, non sembrano avere l’ambizione di far partecipare contemporaneamente Giotto, Marchionna e mezza città alla stessa serata musicale, direttamente dalle rispettive camere da letto.

Rispettare l’orario non basta
Il punto non è soltanto stabilire se il locale rispetti l’orario previsto.

Anche ammesso che la musica venga spenta puntualmente, resta una questione elementare: non è accettabile averla accanto al cuscino per tutta la sera.

Il rispetto dell’orario non può diventare un lasciapassare per qualsiasi intensità sonora. Altrimenti sarebbe sufficiente spegnere tutto alle 23 precise, dopo aver fatto vibrare per ore vetri, comodini, bicchieri e dentiere.

Un’attività ha certamente il diritto di lavorare, organizzare eventi e attirare clienti. Ma anche chi abita nel quartiere ha il diritto di vivere nella propria casa senza essere trasformato in pubblico involontario.

Perché una cosa è scegliere di andare a sentire musica. Un’altra è riceverla a domicilio senza averla ordinata e senza poter cambiare playlist.

Non è una questione di gusti musicali
Il problema non riguarda il genere proposto.

La musica può piacere oppure no. C’è chi ama il rock, chi la musica commerciale, chi la techno e chi considera già insopportabile il ronzio del frigorifero.

Ma qui non si sta discutendo la qualità della selezione musicale. Si sta discutendo il volume con cui quella musica raggiunge abitazioni e quartieri che non fanno parte del locale.

Anche la canzone più bella del mondo, ascoltata contro la propria volontà mentre si cerca di dormire, alla quarantesima vibrazione della finestra diventa una forma di interrogatorio.

Servono controlli mentre la musica suona
Per uscire dalla solita guerra tra chi sostiene che il rumore sia insostenibile e chi afferma che “in fondo non si sente così tanto”, servirebbero controlli fonometrici effettuati durante le serate, negli orari e nei luoghi indicati dai residenti.

Non verifiche svolte nel pomeriggio, quando le casse sono spente e persino i piccioni parlano sottovoce.

Le misurazioni devono essere effettuate mentre l’attività musicale è in corso e, possibilmente, all’interno o nelle vicinanze delle abitazioni maggiormente esposte.

Solo dati precisi possono stabilire se le emissioni sonore siano compatibili con la zona e con il diritto al riposo.

Perché affidarsi alle sole impressioni produce il solito capolavoro italiano: per il residente trema il materasso, per il locale si sente appena un leggero sottofondo e per chi dovrebbe controllare non risulta pervenuto nemmeno un tamburello.

Il quartiere ne ha le palle piane
Tra Giotto, Marchionna e buona parte della zona orientale della città, la pazienza sembra ormai arrivata alla traccia finale.

Nessuno chiede di spegnere Arezzo alle nove di sera, vietare la musica o imporre il coprifuoco alle attività. Si chiede semplicemente che un locale possa lavorare senza trasformare interi quartieri in una platea obbligatoria.

La sospensione avrà forse sistemato documenti, autorizzazioni e regolarità amministrative. Ora sarebbe opportuno occuparsi anche dei decibel.

Perché essere in regola con le carte è fondamentale. Essere in regola anche con le orecchie e con il sonno dei residenti non dovrebbe essere considerato un dettaglio.

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Gino Perticai
Gino Perticai
Dal 1973 nel mondo della comunicazione, una breve esperienza Milanese con A.P.C. agenzia di Marketing, con l’avvento delle prime radio in Fm inizia una serie di esperienze nelle radio locali: Radio Torre Petrarca, Radio OK, Golden Radio, Radio Life,  fino al 1998 momento in cui l’innata curiosità e la voglia di sperimentare novità lo portano a maturare il primo interesse sul world wide web. E' da lì che nel 2000 nasce l’idea delle prime testate regionali on line. Fonda Arezzo Notizie e la dirige fino al Giugno 2016. l'Ortica è la sua nuova scommessa.
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