Questo è Lucy, un pappagallino piccolo come una cincillà, che da due mesi vive con me. Ha il suo albero e i rampicanti nel tinello ed è libero di muoversi anche nel lungo corridoio di casa. Ormai ha imparato a capire i miei gesti: quando apro le finestre per arieggiare o per pulire, si rifugia nei punti più impensati pur di non rientrare in gabbia. Solo con qualche stratagemma – offrendogli la sua insalatina preferita o il cocomero a temperatura ambiente – riesco a convincerlo a farsi catturare: qualche protesta, poi si adatta.
I suoi escrementi sono minuscoli, più piccoli del pepe che troviamo nelle fette di salame: basta pulire le foglie e spazzare i semini di miglio e altre miscele che sparge qua e là.
La giornata di Lucy inizia con me: verso le 7, quando vado in cucina a prepararmi il caffè, atterra sulla mia spalla e osserva curioso la moka. Il rumore dell’acqua lo eccita: è talmente sensibile che sente arrivare la pioggia prima che cada, e mi avverte svolazzando e cinguettando. Anche quando il caffè “sale”, si agita.
Dopo colazione vuole giocare: si rotola sul tavolo, mi mordicchia leggermente le dita senza mai lasciare i polpastrelli, e ama che lo massaggi sotto il becco e sul suo minuscolo petto. Devo inventarmi dei diversivi persino per lavarmi o uscire di casa: è più assillante di una suocera!
Ha già fatto qualche uscita al bar, dentro la sua gabbietta, e gli piace viaggiare in auto. Venerdì sera, dopo la partita Arezzo–Forlì, sembrava voler scrivere anche lui; a volte, con il becco, riesce persino a far partire una telefonata. Non parla, ma cinguetta di continuo.
Non so ancora se sia maschio o femmina: se deporrà uova sarà una “pappagallina”. In ogni caso, è furbo, birbante e affettuoso: un vero amore.


