Negli anni Cinquanta apparvero i primi cartelli stradali in legno che invitavano i pedoni a camminare sul lato sinistro della strada. Un dettaglio apparentemente banale, ma simbolico: anche seguendo le regole, si può finire — come accadde a un imputato del celebre “scandalo Ingic” — nella direzione sbagliata, persino verso il carcere di San Benedetto ad Arezzo.
Ma un senso unico è davvero una limitazione della libertà o solo una norma di sicurezza? E dove finisce la tutela dei cittadini e inizia la riduzione delle scelte?
Il voto resta la più alta espressione della democrazia, come decidere se partecipare o meno a un corteo pro Ucraina. Tuttavia, se solo la metà degli elettori si reca alle urne, non è detto che l’altra metà sia “antidemocratica”: forse, semplicemente, non crede più nel copione. Una commedia o una tragedia politica recitata da attori ben pagati, con comparse e parenti di ogni schieramento, pur di garantirsi la scena e lo stipendio.
E allora? È giusto gridare all’allarme — rischiando persino di incorrere nell’articolo 658 del codice penale — o è più sensato restare in silenzio, a casa, con la consapevolezza che la democrazia, a volte, è solo una scelta apparente?


