Ogni tanto la redazione dell’Ortica entra nei gruppi Facebook aretini per osservare da vicino i dibattiti che animano la città. Non per stabilire chi abbia ragione, ma per raccontare come un problema reale si trasformi, commento dopo commento, in uno specchio perfetto degli umori aretini.
Oggi è toccato a una multa da 250 euro e a una sospensione della patente di due settimane inflitte, secondo il racconto pubblicato nel gruppo, a un automobilista che avrebbe semplicemente spostato il cellulare dalla coscia al sedile mentre parlava con un auricolare.
Un episodio apparentemente banale che, nel giro di pochi minuti, ha dato vita a una seduta straordinaria della Corte Suprema degli Automobilisti Aretini.
Da una parte i rigoristi, convinti che il Codice della Strada sia stato inciso direttamente sulle tavole della legge e che perfino sfiorare il telefono equivalga a un attentato alla sicurezza nazionale.
Dall’altra i garantisti, persuasi che ormai anche bere un sorso d’acqua, cambiare stazione alla radio o grattarsi un orecchio possa costare una sospensione della patente e l’esilio da Indicatore.
Nel mezzo, come sempre, è comparsa la corrente filosofica del “e allora quelli che…”, branca del pensiero aretino che da decenni affronta qualsiasi questione con domande del tipo: “E allora quelli che fumano?”, “E allora quelli con gli schermi giganti?”, “E allora quelli che si sistemano i capelli?”.
Non sono mancati neppure i motociclisti sopravvissuti all’Apocalisse dei vocali, pronti a raccontare di automobilisti che guidano con i gomiti, scrivono messaggi, ascoltano WhatsApp e nel frattempo cercano parcheggio.
A sorpresa, alcuni cittadini hanno persino chiesto l’istituzione di moto civetta con agenti in borghese, mentre altri hanno proposto l’apertura immediata di un tavolo tecnico per stabilire se bere da una bottiglietta rappresenti o meno una minaccia per la Repubblica.
Alla fine nessuno sa se il collega multato abbia subito un accanimento oppure semplicemente incontrato un vigile particolarmente zelante.
Una cosa però è certa: se il Ministero dei Trasporti dovesse riscrivere il Codice della Strada, potrebbe risparmiare milioni di euro limitandosi ad aprire un gruppo Facebook aretino alle tre del pomeriggio.
Le sentenze, del resto, sono già tutte lì. E sono pure gratuite.


