Nel fine settimana qualcuno ha deciso che i bagni pubblici dei giardini comunali di Monte San Savino fossero il posto ideale dove dare sfogo alla propria rabbia. Il risultato? Sanitari divelti, ceramiche in frantumi e un servizio pubblico fuori uso.
Sui social è partita la gara alle soluzioni: telecamere, ronde, lavori socialmente utili, pene medievali e risarcimenti fino all’ultimo centesimo. Tutto comprensibile. Ma il punto resta sempre lo stesso: bastano pochi imbecilli per togliere un servizio a un’intera comunità.
Alla fine il conto lo pagano i cittadini. I vandali, invece, sperano probabilmente che qualcuno tiri lo sciacquone anche sulle loro responsabilità.
A Monte San Savino qualcuno ha deciso che il bagno pubblico fosse il luogo ideale per sfogare la propria rabbia. Non un graffito, non una porta presa a calci: qui si è passati direttamente alla demolizione. Il risultato è quello che raccontano le foto: sanitari divelti, ceramiche in frantumi e un servizio pubblico trasformato in una discarica di macerie.
Il risultato? Sanitari distrutti, struttura fuori uso e l’ennesimo monumento nazionale all’intelligenza applicata col piede di porco.
L’Amministrazione comunale non l’ha presa con filosofia e ha promesso denunce, richieste di risarcimento fino all’ultimo centesimo e una caccia ai responsabili degna di una serie TV, purché qualcuno abbia avuto la brillante idea di installare una telecamera che non riprenda soltanto i piccioni.
Nel frattempo, sotto il post ufficiale, è andato in scena il vero spettacolo della democrazia digitale.
C’è chi invoca i lavori socialmente utili, chi le pene medievali, chi la cava di marmo, chi vorrebbe spedire i colpevoli direttamente “a quel paese”, raccogliendo perfino il consenso istituzionale. Altri chiedono le ronde dei cittadini, altri ancora si interrogano sul destino della civiltà occidentale, mentre qualcuno individua la causa del disastro nei genitori, nella scuola, nella cultura, nella politica, nel buonismo e, per non farsi mancare nulla, perfino nelle elezioni.
Un commentatore osserva che definire i vandali “disumani” forse è un po’ troppo per un comunicato istituzionale. Ma è rimasto piuttosto solo: il resto della piazza virtuale sembra orientato a riscrivere il codice penale direttamente dalla tastiera.
Tra le proposte più pragmatiche spicca quella di far ripulire i bagni proprio a chi li ha devastati. Idea apprezzabile, ammesso che prima rimanga qualcosa da pulire.
L’aspetto più tragicomico è che, come spesso accade, dopo il danno arriva la soluzione più italiana possibile: chiudere tutto. Così i vandali vincono due volte. Prima distruggono il bagno, poi costringono tutti gli altri a farne a meno.
Il paradosso è sempre lo stesso: quattro imbecilli rompono, migliaia di cittadini restano senza un servizio. E il conto, come sempre, arriva a chi il bagno pubblico lo avrebbe usato per l’unica cosa che dovrebbe succedere lì dentro: andare in bagno, non fare la guerra alla ceramica.


