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Arezzo, scoperta la nuova filiera corta: soldi sporchi, oro pulito e baionette a chilometro zero

L’operazione “Dirty Chain” della Guardia di Finanza porta al sequestro di oltre 1,15 milioni di euro tra contanti e metalli preziosi. Trovate anche due pistole e nove baionette, perché evidentemente il commercio dell’oro aveva bisogno di un reparto medievale

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Arezzo, scoperta la nuova filiera corta: soldi sporchi, oro pulito e baionette a chilometro zero

L’operazione “Dirty Chain” della Guardia di Finanza porta al sequestro di oltre 1,15 milioni di euro tra contanti e metalli preziosi. Trovate anche due pistole e nove baionette, perché evidentemente il commercio dell’oro aveva bisogno di un reparto medievale

Questo articolo usa l’ironia per commentare fatti reali

Ad Arezzo, capitale mondiale dell’oro e provincia italiana dell’ingegno applicato, qualcuno avrebbe deciso di innovare il settore creando una filiera tanto corta da saltare direttamente fatture, tasse e autorizzazioni.

Si chiama “Dirty Chain” l’operazione condotta dalla Guardia di Finanza di Arezzo e coordinata dalla Procura della Repubblica. Un nome inglese, perché “catena sudicia” avrebbe forse descritto bene la faccenda, ma con meno appeal internazionale.

Negli ultimi giorni i finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria hanno sequestrato oltre 1,2 chili di oro puro in lamine, per un valore stimato di circa 140 mila euro, e 58 mila euro in contanti.

I beni sono stati trovati durante alcune perquisizioni effettuate nei confronti di due aretini, soci di un’azienda del Valdarno attiva nel settore dei metalli preziosi. I due risultano indagati per riciclaggio di denaro di provenienza illecita e commercio abusivo di oro.

Insomma, un’attività nel settore orafo, ma con una contabilità apparentemente molto creativa: il denaro entrava, l’oro usciva e le tasse, forse, prendevano la tangenziale.

L’indagine era iniziata nel 2025 e aveva già prodotto sequestri degni di una puntata speciale di “Affari tuoi”, con la differenza che dentro i pacchi c’erano davvero centinaia di migliaia di euro.

Nel febbraio 2025, nella zona industriale di San Zeno, i finanzieri avevano fermato un’auto guidata da un uomo di origine marocchina residente in provincia di Modena. Nel bagagliaio erano state trovate scatole contenenti migliaia di monili in argento, per un peso complessivo superiore ai 104 chili e un valore commerciale di circa 250 mila euro.

Non proprio il classico bagaglio per un fine settimana alle terme.

La successiva perquisizione dell’abitazione dell’uomo aveva portato al sequestro di oltre 142 mila euro in contanti. Una somma che, a occhio, difficilmente era stata dimenticata nelle tasche dei pantaloni prima della lavatrice.

Nell’aprile successivo, lungo la Strada Regionale 69, nei pressi del cimitero di Guerra di Indicatore, erano stati fermati altri due uomini a bordo di un’auto.

Nel veicolo erano stati trovati 2,5 chili di oro in lamine di varie forme, per un valore di circa 225 mila euro.

Gli approfondimenti svolti dai finanzieri avevano indirizzato le indagini verso l’azienda orafa del Valdarno. Durante la perquisizione della ditta, alla presenza di uno dei soci, erano stati trovati 332 mila euro in contanti, ritenuti collegati alla compravendita dell’oro sequestrato poco prima.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, alcuni cittadini nordafricani sarebbero arrivati periodicamente ad Arezzo portando con sé ingenti quantità di denaro contante di dubbia provenienza.

Con l’aiuto di intermediari residenti in città, si sarebbero poi recati presso l’azienda individuata dalla Guardia di Finanza per acquistare argento lavorato e lamine d’oro puro, il tutto, secondo l’accusa, in totale evasione fiscale.

Praticamente un servizio completo: arrivo in città, cambio valuta, acquisto metalli preziosi e saluto finale all’Agenzia delle Entrate.

Il commercio abusivo, secondo gli inquirenti, sarebbe proseguito per lungo tempo, generando ampi margini di guadagno e danneggiando le tante imprese del distretto orafo aretino che lavorano rispettando regole, autorizzazioni e scadenze fiscali.

Quelle aziende antiquate che ancora compilano fatture, pagano dipendenti e non conservano centinaia di migliaia di euro dentro i cassetti.

Nel complesso, l’inchiesta ha coinvolto finora otto indagati e ha portato al sequestro di denaro e metalli preziosi per oltre un milione e 150 mila euro, somma ritenuta equivalente al riciclaggio complessivamente accertato.

Durante le perquisizioni è arrivato anche il dettaglio che trasforma un’indagine finanziaria in una sceneggiatura scritta durante una febbre alta: una pistola semiautomatica, un revolver e nove baionette.

Le armi sarebbero state detenute illegalmente da uno dei due soci, denunciato a piede libero.

Resta da capire a cosa servissero nove baionette in un’azienda orafa. Forse per difendere il listino dell’oro. O magari per essere pronti nel caso il Medioevo decidesse improvvisamente di tornare in Valdarno.

La Procura e la Guardia di Finanza sottolineano che l’operazione rientra nell’attività di contrasto al riciclaggio e all’immissione di capitali illeciti nell’economia legale.

Perché il denaro sporco, quando incontra l’oro, non diventa automaticamente pulito. Anche se luccica parecchio e viene consegnato senza scontrino.

Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari. Tutte le persone coinvolte devono quindi essere considerate innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.

Nel frattempo, ad Arezzo, la catena dell’oro si sarebbe interrotta. Non per mancanza di materia prima, ma per l’arrivo improvviso delle Fiamme Gialle. Che, a differenza delle baionette, risultano ancora perfettamente operative.

 

 

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