A Montevarchi il kebab si prende una pausa forzata di quindici giorni. Non per ferie, ristrutturazione o improvvisa conversione alla ribollita, ma per disposizione del Questore di Arezzo Cristiano Tatarelli.
Il provvedimento, adottato ai sensi dell’articolo 100 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza, riguarda un esercizio del centro storico che somministra kebab e altri cibi etnici.
Secondo quanto riferito dalla Questura, il locale sarebbe diventato nel tempo un abituale punto di ritrovo per persone con precedenti penali. Una clientela talmente affezionata da attirare, oltre agli avventori, anche numerosi accessi e sopralluoghi delle forze dell’ordine.
La decisione è arrivata dopo ripetute segnalazioni dei cittadini e richieste di intervento per situazioni di tensione tra i presenti. Insomma, più che un locale da asporto, a tratti sembrava un servizio completo: panino, bibita e discussione animata inclusa.
Su proposta del Commissariato di Pubblica sicurezza e della Polizia Locale di Montevarchi, il Questore ha quindi disposto la sospensione dell’attività per quindici giorni.
Una specie di dieta istituzionale: niente kebab per due settimane, nella speranza che insieme alla salsa piccante si raffreddino anche gli animi.
La chiusura non costituisce una condanna definitiva dell’attività o dei suoi gestori, ma una misura preventiva prevista dalla legge per tutelare l’ordine e la sicurezza pubblica. Dettaglio importante, perché dalle nostre parti tra una sospensione amministrativa e il processo di Norimberga sui social passano generalmente sette minuti.
Tra quindici giorni il locale potrà riaprire. Possibilmente con meno tensioni, meno volanti davanti all’ingresso e un menù finalmente privo della voce “intervento delle forze dell’ordine”.


