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Andrea Bardelli fa uscire i fantasmi di notte: tanto di giorno c’è già abbastanza gente strana

Il cantautore aretino pubblica il videoclip di “Nightghosts”, secondo singolo estratto dall’EP “The poets work at night”: un viaggio tra rimpianti, ombre interiori e quelle vocine che aspettano il buio per ricominciare la riunione

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Andrea Bardelli fa uscire i fantasmi di notte: tanto di giorno c’è già abbastanza gente strana

Il cantautore aretino pubblica il videoclip di “Nightghosts”, secondo singolo estratto dall’EP “The poets work at night”: un viaggio tra rimpianti, ombre interiori e quelle vocine che aspettano il buio per ricominciare la riunione

Ad Arezzo c’è chi la notte dorme, chi gira per locali, chi controlla per la quarta volta d’aver chiuso il gas e chi, come Andrea Bardelli, mette in musica i fantasmi che abitano nella testa.

Dal 17 luglio 2026 è disponibile il videoclip di “Nightghosts”, secondo singolo estratto da “The poets work at night”, il nuovo EP del cantautore aretino distribuito e promosso da (R)esisto, con la produzione artistica di Michele Guberti per Massaga Produzioni.

Il brano è stato realizzato al Magiari Sound Factory Studio di Ferrara e affronta un argomento che riguarda praticamente tutti, anche quelli che sostengono di non avere rimpianti perché hanno imparato a mentire con grande naturalezza.

“Nightghosts” racconta infatti i conflitti irrisolti, le assenze, le domande rimaste senza risposta e tutti quei pensieri che durante il giorno se ne stanno buoni in un angolo, ma appena viene buio tirano fuori le sedie e convocano un’assemblea condominiale nella coscienza.

I fantasmi descritti da Bardelli non sono quelli classici con il lenzuolo bianco e le catene. Sono presenze più sottili e decisamente più insistenti: ricordi, rimorsi e sospesi emotivi che tornano ogni notte a reclamare attenzione.

All’inizio tormentano, poi diventano familiari. Una sorta di compagnia stabile della mente, senza contratto d’affitto e soprattutto senza intenzione di liberare l’appartamento.

La canzone si muove attraverso una struttura armonica malinconica, accompagnata da sonorità cupe e solenni. Il ritmo scandito crea una sensazione costante di attesa, come quando sai che sta per succedere qualcosa ma non hai ancora capito se sarà una rivelazione esistenziale o l’ennesima bolletta.

Non c’è però una richiesta di aiuto. Il brano celebra piuttosto una prigionia accettata, nella quale il protagonista non è soltanto vittima dei propri fantasmi, ma quasi un complice affezionato.

Una condizione che, secondo Bardelli, riguarda ogni individuo in maniera diversa. La scrittura diventa così uno strumento per affrontare i demoni interiori, condividerli con il pubblico e tentare di riconquistare un po’ di libertà.

Operazione ambiziosa, considerato che normalmente l’essere umano preferisce nascondere tutto sotto il tappeto e poi stupirsi quando il pavimento diventa impraticabile.

Il videoclip: una passeggiata dentro la testa, senza indicazioni per l’uscita

Il video traduce in immagini la convivenza forzata dell’individuo con le presenze che abitano la sua mente.

Il protagonista percorre uno spazio indefinito, illuminato soltanto da una luce che sembra indicare una direzione, senza però fornire alcuna garanzia sulla destinazione. In pratica, una metafora dell’esistenza ma anche di certi svincoli della viabilità aretina.

Lungo il cammino compaiono figure umane che cercano di attirarne l’attenzione, rallentarlo e ostacolarlo. Sono la rappresentazione delle fragilità generate dalle esperienze mai elaborate, dagli interrogativi irrisolti e dalle ferite lasciate aperte perché, evidentemente, richiuderle sembrava troppo semplice.

Il protagonista risponde con l’indifferenza. Rimane impassibile davanti alle provocazioni, trasformando la propria resistenza nel gesto più potente del video.

Non urla, non combatte e non scappa. Continua a camminare. Che pare poco, ma nella vita quotidiana è già un programma politico più concreto di parecchi altri.

Il percorso si conclude con l’allontanamento delle proiezioni che lo tormentano e con il recupero apparente del controllo. Una vittoria parziale, perché il protagonista resta solo, diretto verso una destinazione sconosciuta e consapevole che i fantasmi potrebbero tornare alla carica la notte successiva.

Il videoclip utilizza una palette cromatica essenziale, dominata da tonalità scure e sbiadite. Le figure emergono dall’oscurità e vi vengono poi riassorbite, come pensieri che affiorano improvvisamente e spariscono appena si tenta di guardarli davvero.

Un autore libero con cento canzoni ancora nel cassetto

Andrea Bardelli è un cantautore aretino indipendente. Si occupa anche di progetti editoriali, produzioni fotografiche e musica, perché evidentemente un solo modo per complicarsi la vita non gli sembrava sufficiente.

Autodidatta dai tempi dell’università, nel 2024 ha registrato con Hikaru Label il primo EP “20 years nightsongs”, versione acustica di un album composto vent’anni prima.

Il 14 novembre 2025 è uscito il secondo EP “The poets work at night”, anticipato dal singolo “Last summer (of my life)” e prodotto artisticamente da Michele Guberti.

Il nuovo lavoro segna un’identità più definita, legata alla tradizione del cantautorato rock americano.

Bardelli possiede inoltre circa cento brani ancora inediti. Una quantità sufficiente per tormentare serenamente le notti degli ascoltatori per i prossimi anni.

Non ama definirsi artista, ma preferisce l’espressione “autore libero”, convinto che la vera arte sia privilegio di pochi.

Nel frattempo, con “Nightghosts”, ha deciso di aprire la porta ai fantasmi. Tanto, una volta entrati nella testa, mandare lo sfratto non serve a nulla.

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