HomeBlog & contributiARETINERIE: Il barbiere di Subbiano

ARETINERIE: Il barbiere di Subbiano

A Subbiano i capelli non crescono: tornano a casa. E il barbiere, più che tagliarli, ne gestisce la memoria

-

ARETINERIE: Il barbiere di Subbiano

A Subbiano i capelli non crescono: tornano a casa. E il barbiere, più che tagliarli, ne gestisce la memoria

Rino Gherardi aveva sessantanove anni e faceva il barbiere a Subbiano da quarantadue, il che significava che conosceva la testa di quasi tutti gli uomini del paese nel senso più letterale possibile: sapeva dove crescevano i capelli più fitti, dove c’era la cicatrice da una caduta di quarant’anni prima, dove la chioma bianca aveva cominciato a cedere e dove resisteva ancora.

La cosa con i capelli l’aveva scoperta nel 1994, quando il ragionier Conti era tornato in bottega tre giorni dopo il taglio con una faccia accusatoria.
«Rino» aveva detto il ragionier Conti, «guarda quello che hai fatto.»

Aveva indicato la testa. I capelli erano ricresciuti come se non li avesse tagliati. Non gradualmente: completamente, alla lunghezza di prima, in tre giorni.
Rino aveva guardato. Aveva detto che non capiva. Aveva rifatto il taglio. Il ragionier Conti era tornato tre giorni dopo con la stessa situazione.

Al terzo taglio Rino aveva cominciato a fare attenzione. Aveva capito in sei mesi. I capelli dei clienti di Subbiano, dopo il taglio, crescevano al doppio della velocità normale per esattamente tre giorni. Poi tornavano alla velocità normale. Il picco era nelle prime settantadue ore e poi si appiattiva come se niente fosse.

Non tutti i clienti. Non sempre. Solo quando tagliava con le forbici da lavoro, non con il rasoio. Solo in certi periodi dell’anno, prevalentemente tra marzo e ottobre. E solo ai clienti nati a Subbiano o che ci vivevano da più di vent’anni.

Ci aveva messo due anni a capire queste specifiche e altri cinque a verificarle sistematicamente. Poi aveva smesso di cercare una spiegazione e aveva cominciato a gestire la cosa come si gestisce qualunque altra caratteristica del mestiere.

Prendeva gli appuntamenti di conseguenza. Se sapeva che un cliente aveva un evento importante entro tre giorni dal taglio, lo tagliava corto. Se il cliente aveva l’evento tra quattro e sette giorni, tagliava normale perché entro l’evento la crescita si sarebbe normalizzata. Se il cliente era una persona metodica che voleva i capelli sempre alla stessa lunghezza, lo informava dei giorni migliori per tornare.

La maggior parte non capiva perché Rino fosse così preciso con le date degli appuntamenti. Accettavano perché Rino era il migliore barbiere del Casentino settentrionale e non si discute con il migliore barbiere del Casentino settentrionale.

Lo disse a tre persone nel 2021, quando Giulia Mori, trentasei anni, aprì una seconda barberia in paese e Rino capì che prima o poi Giulia avrebbe notato la stessa cosa e avrebbe fatto domande.

Giulia era la prima. Fece le domande giuste: da quando, con quali forbici, in quale percentuale dei casi. Prese appunti. Non si stupì più del necessario.

Il secondo era Osvaldo Greci, settantaquattro anni, biologo in pensione, che aveva insegnato all’università di Siena e che viveva a Subbiano dal 2005. Ascoltò tutto, fece silenzio, poi chiese se aveva tenuto dei dati.

Rino aveva un quaderno per ogni anno dal 1999. Nomi, date, tipo di taglio, stima della crescita al terzo giorno confrontata con la crescita standard. Il quaderno era preciso come un registro di laboratorio.

Osvaldo si portò via i quaderni per una settimana. Tornò con una tabella.
«La crescita anomala è del centoottantadue per cento rispetto alla media nei tre giorni post-taglio» disse. «Con una deviazione standard bassa: è un fenomeno consistente, non casuale.»

«E perché succede» disse Rino.
«Non ne ho idea» disse Osvaldo. «Ma ho un’ipotesi sull’acqua.»
L’ipotesi era questa: Subbiano sta all’imbocco del Casentino, dove il piano incontra la montagna. L’acqua dell’acquedotto viene dalla Falterona, dal bacino montano del Casentino. Ha una composizione minerale specifica con valori di silice e calcio particolarmente alti. La silice è un componente della cheratina. Una concentrazione anomala potrebbe in teoria influenzare la velocità di produzione delle cellule del follicolo pilifero.

«In teoria» disse Rino.
«In teoria» confermò Osvaldo. «Non è una spiegazione. È una direzione.»
La terza era Elena Boschi, cinquantadue anni, farmacista, che aveva la capacità di ascoltare le ipotesi mediche senza scartarle e senza accettarle finché non aveva abbastanza dati.

«Ha qualcuno che ha lasciato Subbiano» disse Elena. «Qualcuno che viveva qui da vent’anni e si è trasferito altrove?»
«Diversi» disse Rino.
«Quando tornano in paese per farsi tagliare i capelli, la crescita anomala si verifica ancora?»
Rino ci pensò. «Non l’ho mai tenuto traccia in modo sistematico. Ma mi sembra di sì.»

«Quindi non è l’acqua» disse Elena. «Se fosse quello smetterebbero di reagire dopo qualche mese di acqua diversa.»
«Cosa è allora» disse Osvaldo.

Elena alzò le spalle. «Qualcosa che si porta addosso chi nasce o cresce qui. Qualcosa nel corpo, non nell’acqua.»
«Come un’appartenenza biologica al posto» disse Giulia.
«Come un’appartenenza biologica al posto» disse Elena.

Rimasero seduti nella bottega dopo la chiusura, con i quaderni di Rino sul tavolo e la luce del tramonto che entrava dalla vetrina.
«Cosa facciamo» disse Giulia.
«Quello che faccio da trent’anni» disse Rino. «Taglio i capelli. Gestisco gli appuntamenti. Non spiego.»

«E se qualcuno chiede» disse Giulia.
«Se qualcuno chiede» disse Rino, «gli dico che il barbiere bravo sa quando tagliare.»

EPILOGO (Undici anni dopo)

Rino Gherardi andò in pensione a ottant’anni lasciando la bottega a Giulia, che nel frattempo era diventata la migliore barbiera del Casentino settentrionale senza discutere.

Giulia continuò il sistema degli appuntamenti calibrati.
Continuò i quaderni. Continuò a non spiegare.

Un giorno di maggio del 2032 arrivò in bottega un ragazzo di vent’anni che non aveva mai visto. Si chiamava Matteo, era cresciuto a Subbiano fino a dodici anni poi si era trasferito a Bologna con i genitori.

Si sedette sulla sedia. Disse che voleva un taglio corto.
Giulia prese le forbici. Lo tagliò. Lo mandò via.
Il giorno dopo Matteo tornò. Disse: è ricresciuto tutto.

Giulia lo sapeva già. «Sei tornato» disse.
«Nel senso?»
«Nel senso che i tuoi capelli ricordano da dove vieni» disse Giulia. «Non è un problema. È solo qualcosa che devi sapere.»

Matteo rimase un momento sulla soglia.
Poi disse: mia nonna diceva sempre che Subbiano non si lascia.

«Tua nonna aveva ragione» disse Giulia. «Siediti. Ti spiego come funziona il sistema degli appuntamenti.»

Marco Grosso

Lascia un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here

Marco - Artista Digitale
Marco - Artista Digitale
Marco Grosso, giornalista indipendente, critico musicale e scrittore, è anche artista digitale, con il suo studio e sviluppo di quadri digitali con intelligenza artificiale e successiva riprogrammazione avanzata. Con un suo stile personale di immagini sta collaborando con realtà artistiche ed editoriali italiane indipendenti che utilizzano le sue immagini come copertine di libri, dischi e poster.
clickandfly dervizi foto video con drone o senza per agriturismi cantine

Dello stesso autore

Sostieni L'Ortica

Un gesto per coltivare l'informazione libera.
Sostenere l'Ortica significa dare valore al giornalismo indipendente.
Con una donazione puoi contribuire concretamente al nostro impegno nel fornire notizie senza condizionamenti.
Ogni piccolo sostegno conta: unisciti a noi nella nostra missione per un'informazione libera e imparziale.
Grazie per il tuo sostegno prezioso.
Dona con Paypal