Ormai quasi ogni giorno la redazione dell’Ortica si affaccia sui gruppi Facebook aretini e sui profili di amici, lettori e cittadini. Non per distribuire patenti di ragione, mestiere già praticato con entusiasmo da mezzo internet, ma per raccogliere segnalazioni, sfoghi e discussioni che raccontano Arezzo dal basso.
Tra indignazione, ironia e sentenze definitive, i commenti diventano spesso uno specchio perfetto degli umori della città. Noi ci limitiamo a raccontarli, senza stabilire chi abbia ragione
Oggi è toccato ai fuochi di San Donato.
Giovedì 6 agosto Arezzo ha celebrato la vigilia del patrono con il tradizionale spettacolo pirotecnico dalla Fortezza Medicea, iniziato alle 23 dopo la cerimonia dell’offerta del cero in Cattedrale, come previsto dal programma ufficiale del Comune.
Fuochi in cielo, dunque. Ma i botti più interessanti, almeno dal punto di vista antropologico, sono arrivati poco prima sui social.
Nel gruppo Facebook “Sei di Arezzo se…”, Remigio ha posto una domanda apparentemente semplice:
“Qualcuno sa quanto costano i fuochi al contribuente aretino?”
Otto parole. Non “aboliamo San Donato”, non “abbattiamo la Fortezza”, neppure “sostituiamo i fuochi con una conferenza sul bilancio partecipato”. Una domanda sul costo. chiedendo, con il candore di chi pensa ancora che le domande servano ad avere risposte, quanto costino al contribuente i fuochi di San Donato. Non ha chiesto di abolirli. Non ha proposto di sostituirli con un dibattito sul bilancio partecipato, che pure sarebbe stato uno spettacolo pirotecnico a modo suo. Ha solo chiesto un numero.
Apriti cielo. Letteralmente, stavolta. Un post, e la Fortezza Medicea è diventata la meno esplosiva delle due deflagrazioni della serata.
C’è una regola non scritta di internet, valida ad Arezzo come ovunque: basta una domanda per scatenare una guerra civile nei commenti.
Prima regola del dibattito pubblico italiano: la buca vince sempre
Come da manuale, la prima risposta utile non riguarda i fuochi ma l’asfalto. “Asfaltate le strade che è meglio”, suggerisce qualcuno, riportando in scena il grande classico nazionale secondo cui qualunque euro speso in qualunque cosa — un concerto, una mostra, probabilmente anche un vaccino — dovrebbe invece finire dentro una buca stradale specifica, nota solo a chi scrive il commento.
Ma ben presto la discussione smette di riguardare quanto costino i fuochi e passa a un argomento decisamente più delicato: chi abbia diritto di considerarli indispensabili per essere riconosciuto aretino autentico.
Matteo difende senza esitazioni la tradizione, ricordando che i fuochi di San Donato fanno parte della storia e della cultura cittadina insieme alla Giostra del Saracino e alla Fiera Antiquaria. Il concetto viene espresso con parecchia decisione, fino a suggerire che chi non apprezza certe tradizioni forse non sia sufficientemente aretino.
E così da una domanda di contabilità siamo passati alla prova di cittadinanza. Manca soltanto una commissione davanti alla Fortezza: documento d’identità, luogo di nascita, gradimento dei fuochi e, in caso di esitazione, espulsione immediata verso Castiglion Fiorentino.
Qualcuno prova però a riportare il pallone dentro il campo. Nel dibattito viene ricordato che chiedere quanto costa qualcosa non significa necessariamente volerla cancellare. Annamaria Paggetti lo riassume bene: i fuochi devono esserci perché sono una tradizione, ma la domanda riguardava il loro costo, non il motivo per cui vengono fatti.
Concetto pericolosamente ragionevole per Facebook.
Quanto costano? Le risposte, intanto, diventano uno spettacolo
La cifra esatta, almeno nel dibattito pubblicato, non emerge. In compenso parte la contabilità creativa.
Luca liquida la pratica con un precisissimo “11,47 euro a fuoco”, dato che possiede almeno il pregio di avere due decimali e quindi, nell’internet contemporaneo, rischia immediatamente di sembrare ufficiale. Un altro utente ipotizza invece un costo di circa venti centesimi per abitante, mentre viene citato a titolo di paragone lo spettacolo di Cesa. Si tratta però di stime e battute degli utenti, non di cifre ufficiali relative allo spettacolo aretino.
Ed è bene sottolinearlo, perché tra una battuta e una condivisione il rischio di ritrovarsi domani con la tariffa comunale ufficiale di 11,47 euro a botto è tutt’altro che remoto.
Poi entra in scena l’altro grande protagonista di ogni discussione sui fuochi d’artificio: gli animali. C’è chi invita a pensare anche a loro, mentre altri reagiscono con assai minore sensibilità all’argomento.
Tema vero, naturalmente, che ormai accompagna quasi ogni spettacolo pirotecnico. Ma nel frullatore social finisce insieme a tutto il resto: spesa pubblica, tradizione, cani, Giostra, palchi, strade e identità aretina.
A un certo punto qualcuno, evidentemente stremato dalla disputa, pone probabilmente la domanda più pratica dell’intera discussione: “Che noia! Piuttosto… dove è che si possono vedere?” Poco dopo arriva anche il riassunto filosofico definitivo: “Togli anche la tradizione e poi che se fa!”
Ed eccoci alla meraviglia dei gruppi Facebook locali.
Uno domanda quanto costino i fuochi. Uno vuole asfaltare le strade. Uno difende San Donato. Uno tira fuori gli animali. Uno calcola il costo pro capite. Uno vorrebbe soltanto sapere da dove si vedono meglio.
Arezzo intera condensata sotto un post.
I fuochi sono partiti puntuali dalla Fortezza, hanno illuminato il cielo per qualche minuto e si sono spenti come ogni anno. La discussione no. Perché San Donato si festeggia una volta l’anno: il patrono dei commenti Facebook, invece, resta in servizio permanente, ogni singolo giorno, gratis e senza bisogno di autorizzazioni comunali.


