Il Comunale, con il ritorno in Serie B, è stato organizzato in quattro settori ben distinti. Ma la fantasia degli aretini, si sa, non conosce regolamenti: perché non aggiungerne un quinto?
Allo stadio non si può. E allora, per inaugurarlo, siamo stati costretti a emigrare. In Sardegna.
La storia comincia tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera, quando in famiglia si programmano le vacanze. L’occasione, imperdibile secondo la consorte, cade proprio a cavallo tra la fine di agosto e i primi giorni di settembre.
Destinazione Sardegna.
Si prenota.
Poi finisce il campionato e l’Arezzo torna in Serie B. Ed è qui che iniziano i problemi.
Quando comincerà il campionato cadetto? Quando giocheremo in casa?
L’attesa non dura molto, ma la risposta è di quelle che fanno rivalutare perfino l’idea di lasciare decidere le ferie alla moglie: esordio casalingo contro il Palermo il 30 agosto.
E io non ci sarò.
Ho aspettato diciannove anni questo giorno ed eccomi qua, sulla costa sarda, a soffrire per un appuntamento che immaginavo da tutt’altra parte.
Ma il destino, evidentemente dotato di un certo senso dell’umorismo, decide almeno di non lasciarmi solo.
Alla partenza mia moglie riconosce una sua amica.
«Dove vai?»
«In Sardegna».
Non solo. Anche la località di soggiorno è la stessa.
Eccoci qua.
Cominciano le presentazioni, durante le quali cerco di non far trasparire troppo l’irritazione per quello che, nella mia testa, doveva essere un fine settimana irripetibile e che invece si è trasformato in un normalissimo periodo di vacanza.
Io e il marito dell’amica di mia moglie ci studiamo. Anzi, ci annusiamo, come fanno gli animali selvatici quando devono capire chi hanno davanti.
Bastano pochi secondi.
Ci riconosciamo.
Siamo dello stesso branco.
Anche lui è tifoso dell’Arezzo e anche lui, quella domenica, non sarà al suo solito posto in tribuna.
Passano così due giorni di avvicinamento a un momento che nessuno dei due avrebbe mai immaginato di vivere in quel modo: l’esordio casalingo dell’Arezzo in Serie B, stadio esaurito.
Anzi no.
Due posti sono liberi.
I nostri.
Domenica, alle 19, il cellulare è carico al massimo. Parte la diretta ed è l’unico modo che ho per vedere la mia squadra del cuore.
Il mio nuovo amico, che resterà rigorosamente anonimo per evitargli possibili ripercussioni da parte dei suoi conoscenti, non trova neppure la forza di guardarla.
Mi chiede soltanto una cosa: «Alla fine dimmi quanto è finita».
Durante la partita mi passa accanto diverse volte. Io resto imperscrutabile. Nessun gesto, nessuna smorfia, nessun indizio.
Solo al termine lo metto al corrente.
Facciamo passare qualche minuto. Poi partono le telefonate agli amici, ai complici della tribuna, a quelli con cui ogni domenica si commentano formazioni, errori, arbitri e tutto ciò che normalmente un tifoso ritiene di conoscere meglio dell’allenatore.
Prima, inevitabilmente, dobbiamo sorbirci gli sfottò.
Poi si può parlare della partita.
E le immagini televisive, stavolta, non hanno raccontato bugie.
L’Arezzo è andato sotto di due gol, il secondo con una splendida conclusione di Ranocchia. Una situazione che avrebbe potuto mettere in ginocchio molte squadre.
Non questa.
L’undici di Bucchi ha reagito alla grande. Ha messo in difficoltà una delle formazioni favorite del campionato e ha trovato prima il gol di Cianci, poi il pareggio di Tavernelli.
Sul 2-2 sembrava che la rimonta fosse completata.
Poi il 94’.
La doccia fredda.
Il gol di Augello e il 3-2 del Palermo.
Fa male, inutile girarci intorno. Ma da una sconfitta così arriva anche una certezza: questo Arezzo sembra già avere una struttura, un carattere e un’identità sufficienti per stare dentro questo campionato senza presentarsi con il cappello in mano.
Le prime due partite, ad Avellino e contro il Palermo, hanno già mandato un messaggio a chi prima dell’inizio del torneo immaginava gli amaranto nel ruolo della vittima sacrificale.
Forse sarà meglio aggiornare le previsioni.
E se nelle ultime ore di mercato arriveranno anche un paio di innesti capaci di alzare ulteriormente il livello della rosa, potremmo divertirci ancora di più.
Sabato prossimo toccherà a un’altra trasferta complicata, sul campo dell’Hellas Verona.
Quanto visto finora autorizza almeno a partire senza complessi di inferiorità e con la speranza di un’altra prestazione all’altezza.
Possibilmente con un finale diverso.
Quanto a noi, il quinto settore ha superato il collaudo.
Visuale discreta, temperatura gradevole, mare a pochi metri.
Unico difetto: per arrivare allo stadio ci vogliono il traghetto e parecchia fantasia.


