Tamburi, chiarine, figuranti e una Piazza piena di aretini e curiosi. La 149esima Giostra del Saracino ha ufficialmente acceso i motori con la tradizionale cerimonia dell’estrazione delle carriere e il giuramento dei capitani, andata in scena questa sera, sabato 13 giugno davanti al Palazzo Comunale.
A pescare i bussolotti sono stati i paggetti dei quattro quartieri e la sorte, come sempre sovrana e come sempre destinata a essere discussa fino al giorno della Giostra, ha stabilito questo ordine: Porta Crucifera, Porta del Foro, Porta Santo Spirito e Porta Sant’Andrea.
Saranno dunque i rossoverdi ad aprire la sfida di sabato 20 giugno in Piazza Grande, mentre ai biancoverdi toccherà chiudere i giochi. Se sia meglio partire per primi o tirare per ultimi, lo stabiliranno come sempre le migliaia di allenatori, strateghi e conoscitori del Buratto sparsi tra bar, cene propiziatorie e tavolate con bistecca e fagioli all’uccelletto.
La cerimonia ha rappresentato anche il battesimo giostresco del nuovo sindaco Marcello Comanducci, accolto dagli applausi della piazza. Il maestro di campo Carlo Umberto Salvicchi ha prestato giuramento, seguiti dai capitani dei quartieri, mentre l’araldo ha aperto ufficialmente la sfida e la Lancia d’Oro dedicata ai cento anni di Unoaerre ha preso la strada della Cattedrale.
Insomma, chiusi i bussolotti e archiviate le foto di rito, adesso viene il bello. Da domenica 14 giugno fino a martedì 16, con orario anticipato alle 20.10 secondo il nuovo disciplinare tecnico, spazio alle prove dei giostratori. Mercoledì 17 giugno, dalle 21.30, sarà invece la volta della Simulazione di Gara.
E lì comincerà lo spettacolo parallelo, quello che ad Arezzo non ha bisogno di regolamenti né di prove ufficiali. Già dopo due giri di pista ci sarà quello che avrà capito tutto: quale cavallo “è una scheggia”, chi tira meglio, chi “quest’anno un c’è con la testa” e chi invece ha già la Lancia in tasca.
Perché il Buratto, in fondo, mette alla prova i giostratori. Ma la settimana che precede la Giostra mette alla prova soprattutto la fantasia degli aretini, convinti ogni anno di saperne una più del maestro di campo. E puntualmente pronti a cambiare idea dopo ogni prova.

