Per mesi s’è sentito ripetere che mercato e calcio insieme sono un problema, che le auto si bloccano, che la città va in tilt e che raggiungere lo stadio diventa un’impresa degna della Parigi-Dakar.
Ma a guardare bene il calendario, forse il dramma è meno drammatico di come viene raccontato.
Non tutte le partite del sabato si giocheranno alle tre del pomeriggio. Alcune saranno in orari che consentiranno di arrivare allo stadio senza particolari difficoltà, altre, per esigenze televisive e di classifica, finiranno in notturna, oppure saranno anticipate o posticipate. Senza contare i turni infrasettimanali.
Alla fine, i casi realmente problematici sarebbero appena sei o sette nell’arco di un’intera stagione. Sei o sette eventi su cinquantaquattro settimane.
E allora viene spontaneo chiedersi se davvero sia necessario trasformare ogni partita in una questione di Stato.
Già settimane fa l’Ortica aveva lanciato una provocazione, quella che si sente anche al bar davanti al caffè:
“Ma se il mercato deve essere un problema per lo stadio e lo stadio per il mercato… perché un si sposta uno dei due?”
Lo stadio Comunale, piaccia o no, è lì da sempre e difficilmente metterà le ruote per andare altrove. I banchi, invece, per definizione sono mobili.
Perché allora, nei pochi sabati in cui potrebbe crearsi qualche disagio, non prevedere una sistemazione alternativa all’Arena Eden e in via Guadagnoli, zone che già ospitano fiere e manifestazioni?
Forse qualcuno storcerà il naso. Ma tra rivoluzionare una città per sei sabati l’anno e trovare una soluzione temporanea, la seconda opzione sembra quella del buonsenso.
Sempre che, ad Arezzo, il buonsenso non sia diventato merce più rara dei pomodori al mercato.


