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Cortona scopre il segreto dell’immortalità dell’asfalto: dura tre centimetri e si paga per vent’anni

La minoranza svela il mistero delle strade miracolose: «Più che lavori pubblici, trattamenti estetici con effetti speciali a tempo determinato»

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Cortona scopre il segreto dell’immortalità dell’asfalto: dura tre centimetri e si paga per vent’anni

La minoranza svela il mistero delle strade miracolose: «Più che lavori pubblici, trattamenti estetici con effetti speciali a tempo determinato»

A Cortona il dibattito sull’asfalto entra nella fase scientifica: cittadini divisi tra sostenitori del tappetino, esperti di massicciate e fautori della colla vinilica.

CORTONA – Per mesi i cittadini hanno guardato con ammirazione le fotografie delle strade appena rifatte, convinti che il miracolo cortonese fosse finalmente realtà. Qualcuno aveva persino ipotizzato l’utilizzo di una nuova tecnologia della NASA, altri parlavano di una formula segreta tramandata dagli Etruschi.

Invece no. Il segreto, secondo il Partito Democratico di Cortona, sarebbe molto più semplice: tre centimetri di asfalto e tanta fiducia nel futuro.

La rivelazione arriva dopo l’analisi dei documenti ufficiali approvati dalla stessa amministrazione. «Più che una riqualificazione strutturale – spiegano i democratici – si tratta di un fondotinta stradale. Una sorta di make-up che nasconde le rughe dell’asfalto il tempo necessario per il prossimo servizio fotografico».

Secondo la ricostruzione, sulle vie più malandate verrebbe steso un sottile strato superficiale capace di regalare alle carreggiate un’immediata sensazione di benessere. Un trattamento definito dagli esperti «effetto filtro Instagram», destinato però a svanire molto prima delle rate necessarie a pagarlo.

Ed è proprio sui finanziamenti che si concentrano le critiche più severe. I lavori verrebbero infatti sostenuti attraverso mutui ventennali, con il risultato che alcuni cittadini potrebbero trovarsi a versare ancora l’ultima rata quando dell’asfalto originario sopravvivranno soltanto nostalgici ricordi e qualche fotografia celebrativa sui social.

«In pratica – ironizzano alcuni residenti – abbiamo scoperto il primo caso al mondo di pavimentazione usa e getta a lunga conservazione economica».

Nel frattempo, i grandi progetti per la messa in sicurezza di alcune arterie più problematiche sarebbero rimasti al palo. Troppo impegnativi, troppo costosi e soprattutto poco fotogenici.

Una scelta che, secondo i critici, rischia di trasformare la manutenzione stradale in una disciplina artistica: meno ingegneria e più trucco e parrucco.

Da Palazzo comunale, intanto, non risultano commenti. Ma c’è già chi teme che la prossima innovazione possa essere l’introduzione dell’asfalto semipermanente, direttamente ispirato allo smalto per unghie.

Ma il dibattito social ha già fatto un passo avanti rispetto alla politica e, come spesso accade, si è trasformato nel primo congresso internazionale di ingegneria stradale applicata da tastiera.

Tra chi cita la massicciata, chi il tappetino d’usura e chi l’effetto devastante delle mietitrebbie da duecento quintali, i commenti hanno dato vita a una discussione talmente tecnica che qualcuno giura di aver visto comparire un rappresentante dell’Anas chiedere spiegazioni.

C’è chi sostiene che i tre centimetri di asfalto siano poco più di una crema idratante per carreggiate e chi invece ricorda con nostalgia le voragini di una volta, quando per evitare una buca serviva la stessa abilità richiesta per affrontare una tappa del mondiale rally.

«Dureranno meno di un gatto sull’Aurelia», sentenzia un cittadino, mentre un altro propone una soluzione rivoluzionaria: «Metteteci la colla», aprendo di fatto un nuovo filone scientifico che potrebbe interessare direttamente il Ministero delle Infrastrutture.

Non mancano i soddisfatti. C’è chi assicura che il ponte dei Cappuccini «regge bene» e chi rivendica che, in fondo, negli ultimi decenni si è visto molto di peggio. Una corrente di pensiero nota agli studiosi come “la teoria del c’era peggio”, che da anni rappresenta una delle principali fonti energetiche della politica italiana.

Nel frattempo, altri cittadini lamentano la scomparsa di promesse considerate leggendarie come la Medioetruria, il parcheggio multipiano di Porta Colonia e il potenziamento dell’ospedale della Fratta, ormai entrati nel ristretto club delle creature mitologiche insieme all’unicorno, al mostro di Loch Ness e al posto auto libero in piazza Signorelli.

Il clima, inevitabilmente, si è surriscaldato. Tra accuse reciproche, nostalgici dei settant’anni di governi precedenti e sostenitori convinti dell’attuale amministrazione, gli unici a mantenere un profilo basso sembrano essere proprio i tre centimetri di asfalto, che secondo indiscrezioni preferirebbero non essere coinvolti nella polemica e limitarsi a fare il loro lavoro finché possono.

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Gianni Bufaloni
Gianni Bufaloni
Gianni Bufaloni (nato il 1° aprile di un anno imprecisato, perché gli piace mantenere un alone di mistero) è un giornalista, scrittore e debunker di professione, noto per il suo acume nel smontare bufale e teorie del complotto con una buona dose di ironia. Cresciuto tra vecchie macchine da scrivere, giornali ingialliti e discussioni animate al bar, sviluppa fin da giovane un'insana passione per la verità… e per il caffè corretto. Dopo una laurea mai del tutto confermata in Giornalismo Investigativo presso l'Università della Vita e un master in Sarcasmo Applicato, si dedica alla sua missione: scovare fandonie, ridicolizzare fake news e dare il tormento ai complottisti più fantasiosi. Ha collaborato con testate inesistenti come Il Giornale delle Bufale, La Verità (Quella Vera) e Fact-Checker’s Monthly, oltre a essere autore del bestseller immaginario "La Terra è rotonda e altre scomode verità". Attualmente vive tra la redazione e i social, dove smonta quotidianamente le teorie più assurde con il suo motto: "Una bufala al giorno toglie il neurone di torno". Se lo cercate, probabilmente sta battibeccando con qualche utente convinto che gli Illuminati controllino il meteo.
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