«Vestitevi di più»: il post divide Arezzo e scatena la guerra dei commenti

Un consiglio sulla sicurezza per alcuni, un messaggio da Medioevo per altri. E alla fine, come sempre, ad Arezzo si litiga anche sulle acca

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Ogni tanto la redazione dell’Ortica entra nei gruppi Facebook aretini per osservare da vicino i dibattiti che animano la città. Non per stabilire chi abbia ragione, ma per raccontare come un problema reale si trasformi, commento dopo commento, in uno specchio perfetto degli umori aretini.

Oggi è toccato a un post comparso su “Sei di Arezzo se…”, dove un cittadino ha rivolto un consiglio alle ragazze, soprattutto minorenni, e ai loro genitori: «La sera state in cricca e vestitevi di più, perché Arezzo non è più quella di una volta».

Apriti cielo.

Nel giro di poche ore la discussione è esplosa come una sagra con il vino gratis. Da una parte chi ha interpretato quelle parole come un semplice invito alla prudenza, sostenendo che la realtà sia meno romantica delle teorie e che un po’ di pragmatismo non faccia male. Dall’altra chi ha replicato che nessuna minigonna può diventare una giustificazione e che il problema non è come si vestono le ragazze, ma come vengono educati certi maschi.

Nel mezzo, come in ogni rispettabile discussione aretina, è comparso tutto il campionario umano disponibile: i nostalgici del decoro, i difensori della libertà individuale, quelli che «una volta era diverso», quelli che invocano più controlli, quelli che chiamano in causa i genitori e persino gli ispettori dell’Accademia della Crusca, pronti a segnalare che prima di salvare la società sarebbe opportuno salvare qualche “h”.

Perché, alla fine, il vero spettacolo non è stato il post, ma la valanga di commenti che ha prodotto. Segno che sotto la superficie continua a convivere una città fatta di paure, sensibilità e visioni molto diverse. C’è chi sostiene che Arezzo sia cambiata e chi ribatte che la libertà di una ragazza non può essere misurata con il metro da sarta.

E così Facebook si conferma, ancora una volta, il più grande bar della città. Con una differenza rispetto a quelli veri: dove, al massimo, si litiga per il calcio. Sui social, invece, basta una frase per ritrovarsi in pochi minuti a discutere di sicurezza, educazione, libertà, decoro, sociologia, immigrazione e grammatica.

Più che un dibattito sui vestiti, quello esploso sui social sembra raccontare una città attraversata da paure, sensibilità e idee molto diverse. E forse la domanda che emerge dai centinaia di commenti non è quanto devono essere lunghi gli shorts, ma quanto Arezzo si senta ancora sicura.

Insomma, più che la guerra delle minigonne, quella andata in scena sembra essere l’ennesima puntata della serie più longeva del panorama aretino: «Io la penso così e guai a chi me tocca i commenti».

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