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📄 FONTE comunicato stampa Comitato Emergenza Lupo – Arezzo
C’è chi ulula nei boschi e chi, invece, cala definitivamente il sipario. A chiudere i battenti è il Comitato “Emergenza Lupo – Arezzo”, che dopo tre anni e mezzo di battaglie, assemblee, esposti, petizioni e confronti con le istituzioni ha deciso di sciogliersi.
La decisione è arrivata nell’assemblea del 3 luglio, dopo le dimissioni irrevocabili del presidente Marco Bruni e la mancanza di qualcuno disposto a prendere in mano il timone. Un finale annunciato, visto che nei giorni scorsi la possibilità era già stata comunicata ai sostenitori, invitati a farsi avanti per dare continuità all’attività. Nessuno ha risposto all’appello.
Il Comitato era nato nel gennaio 2023 con un obiettivo preciso: portare sotto i riflettori la crescente presenza del lupo nella provincia di Arezzo e le conseguenze denunciate da allevatori, agricoltori e cittadini. Nel tempo ha organizzato incontri pubblici, convegni, raccolte firme e numerose iniziative di sensibilizzazione, cercando di spingere il tema dentro le stanze della politica.
Secondo i promotori, il lavoro svolto ha contribuito a trasformare quella che sembrava una questione di pochi in un argomento di interesse generale, legato alla sicurezza, alla tutela delle attività agricole, degli animali domestici e della gestione della fauna selvatica.
Ma alla fine, spiegano gli ormai ex componenti del Comitato, la sensazione è quella di aver sbattuto contro un muro. Nel comunicato che accompagna lo scioglimento parlano di uno “stallo perfetto”: una situazione nella quale un semplice comitato di cittadini non sarebbe più in grado di incidere concretamente sulle decisioni politiche.
Nel mirino finisce anche il Governo nazionale, accusato di aver accantonato il dossier lupo perché ritenuto troppo delicato sul piano del consenso, preferendo concentrarsi su altre riforme considerate meno rischiose dal punto di vista politico.
Insomma, il Comitato chiude. Il lupo, invece, resta dov’è. E con lui rimane aperto un dibattito che, almeno ad Arezzo, difficilmente smetterà di far discutere. Perché se il sipario cala sui volontari, il problema – o la convivenza, a seconda dei punti di vista – continua a camminare nei boschi.


