Un lettore ci ha inviato un video girato oggi pomeriggio davanti al muro della Pam di Arezzo, nella zona compresa tra Campomarzio, via Calò e via Curina.
Dalle immagini emerge una nuova, raffinatissima installazione urbana: scritte sovrapposte, simboli anarchici, firme, riferimenti agli ultras, frasi in inglese, personaggi inquietanti e persino un invito a “scegliere Slender Man”. Perché evidentemente imbrattare un muro non bastava, serviva pure il casting dell’orrore.
Tra le scritte leggibili compaiono “Ultras Arezzo”, “Tormento ed estasi”, “Don’t look”, “We are…” e vari messaggi talmente confusi che sembrano il verbale di una riunione condominiale dopo tre ore senza aria condizionata.
Il risultato è un muro pubblico trasformato in una gigantesca bacheca del disagio adolescenziale, dove ognuno aggiunge il proprio contributo artistico con la stessa delicatezza con cui un piccione decora una statua.
Il lettore pone però una domanda meno poetica e assai più concreta:
«Ma non è possibile cancellare queste scritte prima che diventino storicizzate?»
Domanda legittima. Perché ad Arezzo il rischio è noto: prima compare una scritta, poi resta lì qualche anno, quindi diventa “testimonianza del territorio” e alla fine arriva la Soprintendenza a vietarne la rimozione perché ormai rappresenta un raro esempio di vandalismo urbano del primo quarto del XXI secolo.
Naturalmente cancellare costa, pulire costa e sorvegliare costa. Imbrattare, invece, continua a essere gratuito. È questo il vero miracolo amministrativo italiano: la stupidità non paga mai il biglietto.
Nel frattempo, il muro resta lì, a raccontare che qualcuno aveva molto spray, parecchio tempo libero e nessun adulto abbastanza veloce da levargli la bomboletta di mano.

