Si chiama“virus Toscana” perché fu isolato per la prima volta in Toscana nel 1971, da un flebotomo della specie Phlebotomus perniciosus. Da lì il nome scientifico Toscana virus, abbreviato TOSV. Non significa quindi che il virus esista soltanto qui o che sia una specie di prodotto tipico regionale, accanto al Chianti e ai cantuccini.
Un trentacinquenne biturgense e un sessantenne tifernate hanno sviluppato una meningite dopo la puntura di pappataci. Le condizioni sono stabili e non risulta trasmissione da persona a persona
Sono due i casi di infezione da virus Toscana registrati nell’Alta Valle del Tevere nel giro di poche ore.
Dopo il ricovero di un trentacinquenne residente a Sansepolcro, è emerso anche il caso di un sessantenne di Città di Castello, giunto in ospedale con sintomi compatibili con una meningite.
I due pazienti sono ricoverati nel reparto di Neurologia dell’ospedale tifernate. Le loro condizioni vengono definite stabili e, secondo quanto comunicato dalle autorità sanitarie, nessuno dei due sarebbe in pericolo di vita.
I casi non sarebbero collegati tra loro, ma confermerebbero la circolazione del virus nell’area compresa tra Toscana e Umbria durante la stagione estiva.
Il sessantenne ricoverato con cefalea e fotofobia
Il primo allarme sarebbe scattato quando il sessantenne tifernate si è presentato al pronto soccorso accusando una forte cefalea e fotofobia, cioè un’accentuata sensibilità alla luce.
Gli accertamenti hanno portato alla diagnosi di meningite da virus Toscana.
Poche ore più tardi è stato ricoverato anche il trentacinquenne di Sansepolcro, dipendente di un’azienda di San Giustino, con una sintomatologia simile.
Il contagio avviene attraverso i pappataci
Il virus Toscana viene trasmesso all’uomo attraverso la puntura dei flebotomi, piccoli insetti comunemente chiamati pappataci, particolarmente attivi nei mesi caldi e diffusi nelle aree del Mediterraneo.
Non si tratta di un’infezione che normalmente passa direttamente da una persona all’altra. Per questo, secondo quanto riferito dall’azienda sanitaria, non sarebbero necessarie misure di profilassi per familiari, colleghi o altri contatti stretti dei pazienti.
La maggior parte delle infezioni decorre senza sintomi o con manifestazioni lievi, ma in alcuni casi il virus può interessare il sistema nervoso centrale e provocare meningite o meningoencefalite.
Al momento non è disponibile un vaccino specifico.
Come ridurre il rischio delle punture
I pappataci sono più piccoli delle comuni zanzare e possono entrare anche attraverso reti a maglie larghe. La prevenzione passa quindi dall’uso di repellenti, abiti che coprano braccia e gambe nelle ore serali e zanzariere a trama fitta.
È inoltre utile limitare ristagni, accumuli di materiale organico e zone umide nei pressi delle abitazioni, soprattutto in giardini, cantine, ricoveri per animali e muri con fessure.
Niente panico, dunque, ma un po’ di attenzione sì. Perché d’estate non bastavano caldo, zanzare e notti insonni: mancava pure il pappatacio con ambizioni neurologiche.


