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📄 FONTE comunicato stampa del Comune di Arezzo
Ad Arezzo l’urbanistica non si fa più a tempo pieno. Si fa in compartecipazione.
Il capogruppo di Avs-Arezzo2020, Francesco Romizi, ha presentato un’interrogazione in Consiglio comunale per chiedere al sindaco Marcello Comanducci di spiegare ragioni, termini e garanzie del doppio incarico affidato ad Angiolino Piomboni, assessore all’urbanistica sia ad Arezzo sia a Montevarchi.
Due città, due giunte, due territori e un solo assessore. Praticamente l’urbanistica formato famiglia, con la confezione risparmio.
Romizi parte da quanto dichiarato dallo stesso Piomboni, secondo cui la scelta sarebbe stata concordata tra i sindaci dei due Comuni. Ed è proprio questo accordo che, secondo il consigliere, dovrebbe essere illustrato pubblicamente nell’aula consiliare.
“Comanducci venga in Consiglio Comunale a spiegare termini, ragioni e garanzie”, chiede Romizi, sottolineando la distanza tra l’annuncio di una giunta composta da assessori pienamente impegnati nei rispettivi ruoli e la decisione di affidare una delega strategica a chi mantiene lo stesso incarico in un’altra amministrazione.
Il problema, precisa il capogruppo, non sarebbe la legittimità formale della nomina. Quella non viene contestata. Il punto è l’opportunità politica e amministrativa.
L’urbanistica, infatti, non consiste nello scegliere il colore delle panchine o nel decidere dove piantare due gerani. Dentro ci sono consumo di suolo, mobilità, infrastrutture, rigenerazione urbana, crescita della città e qualità della vita. Tutta robetta che, teoricamente, potrebbe richiedere presenza, tempo e una certa disponibilità.
Da qui le domande poste da Romizi: quali valutazioni sono state fatte? Quali garanzie sono previste per Arezzo? E soprattutto, come verranno affrontate eventuali situazioni in cui gli interessi dei due Comuni dovessero prendere strade diverse?
Perché finché Arezzo e Montevarchi vanno d’amore e d’accordo, tutto bene. Ma se un domani una scelta urbanistica o infrastrutturale dovesse favorire una città e penalizzare l’altra, l’assessore rischierebbe di dover discutere con sé stesso. Una riunione rapida, almeno quella.
Secondo Romizi, il silenzio del sindaco non risolve il problema, ma lo rende ancora più evidente. La richiesta è quindi quella di portare il confronto in Consiglio comunale, chiarendo pubblicamente come verranno garantiti presenza, autonomia e tutela degli interessi della città.
“La trasparenza non è un favore all’opposizione, è un dovere nei confronti dei cittadini”, conclude il capogruppo.
Adesso la palla passa a Comanducci. Che dovrà spiegare se il doppio incarico sia un modello innovativo di collaborazione istituzionale oppure il primo esperimento toscano di assessore urbanistico pendolare.


