Il calice amaranto
Opinioni, impressioni e analisi sul mondo dell’Arezzo calcio viste dalla parte del tifoso. Una rubrica di Cesare Fracassi, tra campo, mercato e passione amaranto.
Mi aspettavo Viviani davanti alla difesa. Invece Bucchi ci ha presentato un Chierico di lotta e di governo, impegnato a recuperare palloni e a dare spinta a un centrocampo nel quale Ionita e Sala si alternavano nel dare una mano.
Davanti, Tavernelli e Arena agivano alle spalle dell’unica punta Cerri. Per gli appassionati dei numeretti si potrebbe parlare di un 4-2-3-1, capace però di trasformarsi in 4-3-3 oppure in 3-4-2-1.
Tradotto per noi tifosi: i numeri contano fino a un certo punto. Contano le situazioni, i movimenti e la capacità di cambiare pelle. E il calcio è movimento, soprattutto quando c’è un Tavernelli che pare abbia infilato le batterie quelle bòne.
Nei primi minuti il controllo del gioco e il possesso del pallone sono dell’Union Brescia di Corini. Tra i lombardi si nota un Rizzo Pinna già in buona forma, ma le vere occasioni da rete latitano.
Il pericolo maggiore nasce da un’uscita avventata di Nunziante su Crespi, che fortunatamente conclude fuori. Un brivido di quelli che, anche ad agosto, ti fanno rimpiangere la maglia di lana.
L’Arezzo costruisce bene soprattutto sulla sinistra, dove le triangolazioni portano Righetti al cross. “Robertino” Cerri salta però fuori tempo e manda il pallone alto.
Poco dopo, Ionita e Tavernelli vincono un doppio contrasto, Cerri lancia Arena e l’esterno amaranto trafigge l’incolpevole Liverani con classe e freddezza. Azione rapida, concreta e senza tanti ricami: palla avanti, gol e tutti più sereni.
Prima dell’intervallo Nunziante si riscatta parzialmente deviando in angolo una conclusione di Rizzo Pinna.
Nel secondo tempo, per una buona mezz’ora, succede poco. Poi Bucchi cambia il centrocampo: Viviani prende il posto di Chierico, Mawuli quello di Ionita, mentre Varela entra al posto di Arena.
Proprio Varela, con una delle sue accelerazioni, offre a Cerri una palla gol gigantesca. “Robertino”, però, conclude alto. Occasione spedita nel settore ospiti, per fortuna senza bisogno di pagare il biglietto.
Serve allora il tuttofare Tavernelli per mettere il tappo alla partita. Punizione da circa venticinque metri e pallone direttamente al sette, dove Liverani non può arrivare nemmeno presentando domanda in carta bollata.
Un gol imparabile, una pennellata magnifica e il 2-0 che manda l’Arezzo avanti in Coppa Italia.
E ora, come promesso, i voti.
Le pagelle
Nunziante 6 – La media tra il 5 con i piedi e il 7 tra i pali. Quando deve impostare fa venire qualche sudore freddo, ma sulla linea diventa un gatto.
Renzi 6,5 – Sicuro e ordinato. Poche chiacchiere e parecchia sostanza.
Gilli 6,5 – Come sopra. Quando serve, c’è.
Illanes 6,5 – Risolutivo in alcune situazioni delicate. E dietro, stavolta, ce n’era bisogno.
Righetti 6,5 – Buona spinta sulla fascia. La Serie B se la merita.
Sala 6,5 – Incursioni interessanti e una buona palla offerta a Ionita, la cui conclusione viene respinta da Liverani.
Chierico 7 – Bravo, presente e combattivo. Recupera palloni e tiene in piedi il centrocampo.
Ionita 6,5 – Ottimo il lavoro in catena con Tavernelli e Righetti. Esperienza e presenza.
Arena 7 – Firma il vantaggio con classe e freddezza. Quando arriva davanti al portiere non gli trema nulla.
Cerri 5 – Mi aspettavo di più. Ha due occasioni importanti, ma le spedisce entrambe alte. “Robertino”, ci rifaremo: però la prossima volta abbassa la mira.
Tavernelli 7,5 – Non dico niente. Ha già parlato lui con quella punizione.
Varela 7 – Due folate da saetta e una palla perfetta per Cerri. Entra e accende immediatamente la partita.
Cianci e Viviani n.c. – Troppo poco tempo per giudicarli.
Bucchi 6,5 – Cambia modulo durante la gara e presenta una squadra camaleontica. A volte, per capire come è disposta, servirebbe il fermo immagine. Ma intanto vince.
Io 5 – Affamato. Solo un boccone di pane con la porchetta. Prestazione insufficiente, ma con attenuanti gastronomiche.
L’Arezzo porta a casa vittoria, qualificazione e qualche buona indicazione. C’è ancora da lavorare, specialmente quando gli avversari tengono il pallone e costringono gli amaranto ad abbassarsi. Ma intanto Bucchi ha costruito una squadra capace di cambiare modulo senza dover convocare un geometra.
Arena ha aperto la bottiglia, Tavernelli ha alzato il calice. E il Brescia, per stavolta, ha bevuto l’amaro.


