Il Comitato smentisce le voci circolate sui social su presunti interessi immobiliari dei propri componenti e affida a un legale la valutazione delle dichiarazioni ritenute potenzialmente diffamatorie.
La discussione sulla futura stazione Medioetruria si arricchisce di un nuovo capitolo. Stavolta non si parla di tempi ferroviari, bacini d’utenza o collegamenti stradali, ma di terreni e presunti interessi personali.
Il Comitato SAVA interviene infatti per smentire alcune voci circolate sui social network secondo le quali suoi componenti possiederebbero terreni nell’area di Rigutino indicata come possibile sede della futura stazione dell’Alta Velocità.
La replica è categorica: «Nessun componente del Consiglio direttivo, né di qualsiasi altro organo del Comitato, ha mai posseduto terreni nella zona nella quale potrebbe sorgere la stazione Medioetruria a Rigutino».
Il Comitato cita espressamente il presidente Matteo Galli, il vicepresidente Stefano Chiassai e il segretario Domenico Alberti, sostenendo che nessuno di loro abbia interessi immobiliari, economici o personali collegati ai terreni interessati.
Insomma, secondo il SAVA, dietro la battaglia per Rigutino non ci sarebbe nessun appezzamento pronto a trasformarsi magicamente in una miniera d’oro al passaggio del primo Frecciarossa.
Il Comitato definisce quindi «completamente prive di fondamento» le insinuazioni secondo cui la propria attività a favore della soluzione Rigutino sarebbe motivata dalla volontà di acquistare, favorire o valorizzare terreni.
La posizione sostenuta dal SAVA, si legge nel comunicato, deriverebbe invece esclusivamente da «valutazioni trasportistiche, infrastrutturali, territoriali e ambientali» e dalla convinzione che la futura stazione debba servire l’intero bacino di utenza.
Fin qui la normale battaglia politica e territoriale. Poi arriva il passaggio che alza un po’ la temperatura.
Il Comitato comunica infatti di aver contattato l’avvocato Domenico Nucci, incaricato di esaminare quanto pubblicato e di verificare se esistano i presupposti per procedere nelle sedi competenti nei confronti degli autori di dichiarazioni eventualmente diffamatorie.
Tradotto dal linguaggio dei comunicati: discutere di Rigutino e Creti va bene, ma quando dalla cartina ferroviaria si passa alle proprietà private il SAVA ha deciso di far controllare i biglietti anche all’avvocato.
«Siamo disponibili a discutere per ore di Medioetruria, di Rigutino, di Creti e delle diverse soluzioni possibili», afferma il Comitato, chiedendo però che il confronto resti «sui dati, sui progetti e sugli interessi della collettività».
E conclude: «Nessuno di noi ha terreni da valorizzare, interessi immobiliari da difendere o tornaconti personali da perseguire. Abbiamo un solo interesse: il bene comune e una mobilità sostenibile ed efficiente per il nostro territorio».
La partita Medioetruria, dunque, continua. I binari ancora non ci sono, la stazione nemmeno, ma tra Rigutino e Creti il traffico delle polemiche viaggia già ad Alta Velocità.
Questo articolo usa l’ironia per commentare fatti reali. Le affermazioni relative all’assenza di proprietà e interessi immobiliari sono riportate sulla base del comunicato diffuso dal Comitato SAVA.


