C’è qualcosa di profondamente aretino nel destino di Villa Severi. Francesco Severi, uno dei più grandi matematici italiani, non avendo eredi decise di lasciare il proprio patrimonio agli Ospedali Riuniti di Santa Maria Sopra i Ponti. Un gesto che aveva un’idea semplice: restituire alla comunità ciò che aveva ricevuto dalla vita.
Poi arrivò il 1982. Per costruire il futuro ospedale San Donato servivano i terreni del Pionta e così, attraverso una permuta con la Provincia di Arezzo, la villa e il suo parco passarono al patrimonio pubblico. Insomma, Villa Severi è diventata quello che è oggi proprio perché qualcuno, tanti anni fa, pensò che certi beni dovessero appartenere a tutti.
E infatti gli aretini l’hanno sempre vissuta così: un parco dove passeggiare, correre, portare i bambini, leggere un libro, prendere un po’ di fresco e, già che c’erano, riempire due bottiglie alla casina dell’acqua.
Fino a oggi.
La vecchia struttura è stata smontata a metà giugno per lasciare spazio a un nuovo impianto, più moderno e cofinanziato dalla Regione Toscana. Fin qui tutto bene. Anzi, benissimo. Il problema arriva dopo: quando riaprirà, nella seconda metà di luglio, l’acqua non sarà più gratuita.
Naturale o frizzante, fresca o a temperatura ambiente, per bere bisognerà pagare.
Certo, qualcuno dirà che ormai quasi tutte le casine dell’acqua funzionano così. È vero. Ma qui il punto non sono pochi centesimi. Il punto è il simbolo.
Un bene nato per essere pubblico, dentro un parco pubblico donato alla collettività, perde un altro piccolo pezzo di gratuità. È una cifra irrisoria? Probabilmente sì. Ma è anche uno di quei segnali che fanno discutere: prima si pagava zero, ora si paga. E quando qualcosa che era di tutti diventa a pagamento, anche se costa poco, qualcuno inevitabilmente storce il naso.
La casina era stata inaugurata nel 2012 come primo progetto di una rete cittadina. Negli anni è diventata un punto di riferimento per centinaia di famiglie, sportivi e pensionati. Oltre al risparmio economico, ha contribuito a ridurre l’utilizzo della plastica e a promuovere un consumo più sostenibile.
Adesso tornerà, nuova di zecca. Ma con una novità che farà discutere più dell’acqua frizzante.
Perché ad Arezzo le donazioni restano pubbliche, ma i rubinetti, a quanto pare, continuano ad entrare nell’economia di mercato.
Aspettiamo solo il prossimo cartello: “Ingresso al parco gratuito… fino a nuova comunicazione”.


