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📄 FONTE comunicato stampa della Prefettura di Arezzo
Ad Arezzo, quando il rumore dei bicchieri copre quello del buon senso, si convoca il Comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica. È successo oggi in Prefettura, dove il prefetto Clemente Di Nuzzo ha riunito i vertici delle forze dell’ordine e il sindaco Marcello Comanducci per affrontare il tema della cosiddetta “malamovida”, che soprattutto nei fine settimana trasforma alcune zone del centro storico in un banco di prova per pazienza, decibel e ordine pubblico.
Sotto la lente è finita in particolare Piazza della Badia, diventata negli ultimi mesi uno dei punti più caldi della vita notturna cittadina e oggetto anche delle segnalazioni di un comitato di residenti. Tradotto dal burocratese: troppa confusione, troppo alcol e qualche comportamento che con la civile convivenza ha poco a che fare.
Dal tavolo è emersa la volontà di aumentare la presenza sul territorio. Più pattuglie della Polizia Locale, sia a piedi che in auto, servizi di controllo rafforzati e una maggiore vigilanza nelle serate considerate più a rischio. Per la zona della Badia si studiano inoltre ordinanze che potrebbero modificare la circolazione dei veicoli nelle fasce orarie più critiche, con l’obiettivo di rendere più gestibile l’afflusso di persone.
Il Comune punta anche sulla prevenzione. Il sindaco ha annunciato l’intenzione di coinvolgere gli esercenti e sensibilizzare chi frequenta la movida, promuovendo comportamenti più responsabili. Parallelamente saranno intensificati i controlli nei locali, soprattutto per verificare il rispetto delle norme sulla vendita di alcolici ai minori.
Il prefetto ha infine ribadito che la sicurezza non si costruisce soltanto con le pattuglie. Illuminazione pubblica, videosorveglianza, pulizia delle aree urbane e cura degli spazi sono elementi che, insieme ai controlli, contribuiscono a rendere il centro storico più vivibile.
Insomma, il messaggio è chiaro: la movida resta, ma l’obiettivo è evitare che si trasformi in malamovida. Perché divertirsi è un diritto, ma far dormire chi il giorno dopo si alza alle sei, almeno ad Arezzo, qualcuno spera che torni a esserlo.


