Romano Salvi è tra i premiati della quarta edizione del Premio Giornalistico Nazionale “Città di Foiano della Chiana – Sbardellati/Nottolini”, consegnato ieri, sabato 5 settembre, nell’area spettacolo del Parco La Pista di Foiano della Chiana.
Per lo storico giornalista aretino è un riconoscimento a una carriera lunga oltre quarant’anni, passata attraverso praticamente tutte le mutazioni genetiche dell’informazione: carta stampata, televisione e infine digitale. Mancano i segnali di fumo, ma probabilmente soltanto perché ad Arezzo non avevamo una redazione abbastanza grande.
Salvi è infatti una delle figure più conosciute del giornalismo della provincia e una presenza costante nel racconto del territorio. Ha collaborato con numerose testate e realtà dell’informazione locale, attraversando un periodo nel quale il mestiere è cambiato più volte pelle.
Una volta c’erano il taccuino, il telefono fisso e l’orario di chiusura. Poi sono arrivate le televisioni, internet, i cellulari, i social e infine quella meravigliosa invenzione moderna per cui tutti, dopo aver letto quattro righe su Facebook, diventano contemporaneamente giornalisti, costituzionalisti, epidemiologi e commissari tecnici.
In mezzo a tutto questo, Salvi ha continuato a fare quello che un giornalista locale dovrebbe fare: guardare il territorio, ascoltare le persone e raccontare quello che succede.
E qualche puntura, bisogna dirlo, l’ha data anche dall’Ortica. Perché dopo tanti anni di giornalismo serio, evidentemente ogni tanto viene pure voglia di frequentare cattive compagnie.
Il premio di Foiano riconosce proprio questo lungo percorso professionale, sviluppato dentro la cronaca aretina e provinciale e accompagnato dalle trasformazioni che hanno rivoluzionato il modo di produrre e consumare informazione.
Una carriera nella quale sono cambiati gli strumenti, le redazioni, i tempi e perfino i lettori. Quelli, per esempio, che oggi pretendono di sapere tutto entro trenta secondi dall’accaduto e cinque minuti dopo chiedono indignati perché nessuno abbia ancora verificato le notizie. Il giornalismo moderno è anche l’arte di essere troppo lenti e troppo veloci contemporaneamente.
Il riconoscimento a Romano Salvi arriva all’interno di un’edizione particolarmente ricca del Premio, nato nel 2023 e dedicato alla memoria dei giornalisti Giancarlo Sbardellati ed Enrico Nottolini.
Tra i protagonisti dell’edizione 2026 figurano anche la Repubblica, nell’anno del cinquantesimo anniversario dalla fondazione; padre Enzo Fortunato, giornalista, scrittore e direttore della Sala Stampa del Sacro Convento di Assisi; Karima Moual, giornalista ed editorialista de La Stampa e la Repubblica; Francesco Repice, una delle voci più note del giornalismo sportivo italiano; e Luca Bottura, giornalista, scrittore, autore televisivo e conduttore radiofonico.
Una compagnia niente male.
Ma al di là dei nomi e delle targhe, il premio a Salvi racconta anche qualcosa dell’informazione locale. Quella meno appariscente, che raramente finisce sulle copertine nazionali ma che per decenni accompagna una comunità, segue consigli comunali, cronache, sport, personaggi, polemiche e trasformazioni della città.
Perché raccontare Roma o Palazzo Chigi permette almeno di dare la colpa al Governo.
Raccontare Arezzo significa poi incontrare al bar quello di cui hai scritto la mattina.
E dopo quarant’anni riuscire ancora a farlo merita, probabilmente, qualcosa più di una targa.


