Le malattie cardiovascolari rappresentano ancora una delle principali cause di morte e disabilità in Italia. Secondo l’Istituto superiore di sanità, le malattie del sistema circolatorio provocano oltre il 40 per cento dei decessi complessivi, con un impatto particolarmente rilevante nella popolazione più anziana.
È dunque necessario andare alla sostanza e guardare la realtà in faccia: molti fattori di rischio possono essere individuati, controllati e, almeno in parte, modificati.
I principali fattori di rischio
Tra gli elementi da tenere sotto controllo rientrano:
- pressione arteriosa elevata;
- alterazioni dei grassi nel sangue, come colesterolo e trigliceridi;
- glicemia elevata, diabete o ridotta sensibilità all’insulina;
- sovrappeso e accumulo di grasso addominale;
- fumo;
- alimentazione squilibrata;
- sedentarietà;
- consumo eccessivo di alcol;
- alcune condizioni cliniche e familiari.
L’Organizzazione mondiale della sanità indica proprio pressione elevata, glicemia alta, alterazioni dei lipidi, sovrappeso e obesità tra le principali manifestazioni dei comportamenti che aumentano il rischio di infarto e ictus.
Questi parametri non devono però essere interpretati isolatamente o utilizzati per formulare diagnosi fai da te. Il rischio cardiovascolare dipende dall’insieme di età, sesso, abitudini, familiarità, valori clinici ed eventuali patologie già presenti.
Pressione arteriosa: un valore da controllare
La pressione arteriosa deve essere misurata correttamente e controllata nel tempo.
Le più recenti linee guida europee distinguono tra pressione non elevata, pressione elevata e ipertensione. Nei pazienti già sottoposti a trattamento, il valore sistolico compreso tra 120 e 129 mmHg è indicato come obiettivo per molte persone, purché sia ben tollerato. La valutazione deve comunque essere personalizzata, soprattutto negli anziani fragili.
Un singolo valore non basta per stabilire una diagnosi. Servono misurazioni ripetute e il parere del medico.
Il grasso addominale non è soltanto una questione estetica
L’aumento del grasso addominale è associato a un maggiore rischio metabolico e cardiovascolare.
La circonferenza della vita e il rapporto tra vita e altezza possono fornire indicazioni utili, ma non devono sostituire una valutazione clinica completa.
Una regola orientativa spesso utilizzata consiste nel mantenere la circonferenza della vita inferiore alla metà dell’altezza. Anche in questo caso, età, costituzione fisica e condizioni individuali possono modificare l’interpretazione del dato.
La bilancia, insomma, racconta solo una parte della storia. E spesso lo fa pure con una certa perfidia.
Il movimento è una forma di prevenzione
Accanto a un’alimentazione equilibrata, l’attività fisica rappresenta uno degli strumenti più efficaci per ridurre il rischio di numerose malattie croniche.
Il movimento regolare aiuta a:
- controllare la pressione arteriosa;
- migliorare la sensibilità all’insulina;
- gestire il peso corporeo;
- mantenere la massa muscolare;
- migliorare la circolazione;
- sostenere l’efficienza cardiaca e respiratoria;
- conservare autonomia, equilibrio e qualità della vita.
Il Ministero della Salute definisce l’attività fisica un elemento chiave per prevenire e contrastare la progressione delle patologie croniche e per mantenere funzionalità e autonomia durante l’invecchiamento.
L’inattività fisica, al contrario, aumenta il rischio di malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2, sovrappeso e altre condizioni croniche.
Attività aerobica e allenamento della forza
Per proteggere cuore e muscoli occorre combinare due componenti.
La prima è l’attività aerobica: camminata sostenuta, bicicletta, nuoto, corsa leggera o altre attività capaci di aumentare gradualmente il lavoro del cuore e della respirazione.
La seconda è l’attività contro resistenza: esercizi a corpo libero, elastici, piccoli pesi o macchine, utili per mantenere forza e massa muscolare.
Per gli adulti, l’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda almeno 150 minuti settimanali di attività aerobica moderata, oppure 75 minuti di attività intensa, insieme ad attività di rafforzamento muscolare per almeno due giorni alla settimana. Il programma deve essere adattato alle condizioni personali.
Chi è sedentario, anziano o affetto da patologie dovrebbe iniziare gradualmente e concordare il programma con il medico o con un professionista qualificato.
Ossigeno e metabolismo
L’ossigeno è indispensabile per la produzione di energia da parte delle cellule. Durante l’attività fisica, il consumo di ossigeno aumenta perché i muscoli richiedono più energia.
Uno dei parametri utilizzati per stimare l’intensità di un’attività è il MET, sigla di Metabolic Equivalent of Task.
Un MET corrisponde convenzionalmente a un consumo di ossigeno a riposo di circa 3,5 millilitri per chilogrammo di peso corporeo al minuto.
Per esempio, in una persona di 60 chilogrammi:
3,5 × 60 = circa 210 millilitri di ossigeno consumati al minuto a riposo.
Questo calcolo è una stima convenzionale del consumo di ossigeno, non indica la quantità totale di aria respirata e non deve essere utilizzato per valutare autonomamente la funzionalità respiratoria.
Un’attività da 3 MET richiede indicativamente tre volte l’energia consumata a riposo, mentre un’attività da 6 MET ne richiede circa sei volte.
Vincere la pigrizia, senza fare gli eroi
Muoversi non significa necessariamente iscriversi a una maratona o trasformare il salotto in una caserma.
Significa interrompere frequentemente il tempo trascorso seduti, camminare ogni giorno, usare le scale quando possibile e inserire gradualmente esercizi aerobici, di forza e di equilibrio.
La costanza conta più delle imprese occasionali.
Non bisogna delegare soltanto ai farmaci ciò che può essere migliorato anche attraverso movimento, alimentazione, sonno e controllo dei fattori di rischio. Allo stesso tempo, però, l’attività fisica non sostituisce le terapie prescritte e i farmaci non devono mai essere sospesi o modificati senza indicazione medica.
La prevenzione nasce dall’unione tra conoscenza, volontà e assistenza sanitaria.
Vincere la pigrizia è possibile a ogni età. Non con gesti estremi, ma con una decisione concreta: cominciare, procedere gradualmente e continuare.


