Il corpo umano è formato da miliardi di cellule organizzate in tessuti e organi. Ogni giorno queste cellule ricevono attraverso il sangue ossigeno e sostanze nutritive, indispensabili per produrre energia e mantenerci in vita.
Dentro di noi si svolge continuamente un universo di reazioni biochimiche dalle quali dipendono il funzionamento degli organi, il pensiero e le emozioni. Non avvengono però in maniera casuale: molte funzioni biologiche seguono tempi precisi e devono coordinarsi tra loro.
Alcuni ormoni vengono prodotti soprattutto durante la notte, altri raggiungono concentrazioni maggiori nelle ore diurne. Anche la temperatura corporea, la pressione arteriosa, il metabolismo e il ciclo sonno-veglia cambiano nel corso della giornata.
È uno straordinario movimento ordinato, simile a una grande orchestra: ogni strumento deve entrare nel momento giusto. Una reazione biochimica prepara quella successiva, mentre sistema nervoso e ormoni contribuiscono a mantenere il coordinamento tra le diverse parti dell’organismo.
Questa organizzazione temporale è una componente importante dell’equilibrio fisiologico. Ma chi dirige l’orchestra?
Il nostro direttore d’orchestra
Una funzione centrale è svolta dal nucleo soprachiasmatico, un piccolo insieme di circa 20mila neuroni situato nell’ipotalamo. È considerato il principale orologio biologico dell’organismo e contribuisce a sincronizzare gli altri “orologi” presenti nei tessuti e negli organi.
Il ritmo da esso regolato viene chiamato ritmo circadiano. La parola deriva dal latino circa diem, cioè “intorno al giorno”, perché questo ciclo ha una durata di circa 24 ore.
Possediamo quindi un orologio interno che lavora continuamente, senza dipendere dalla nostra volontà. Noi viviamo senza essere consapevoli della maggior parte dei processi che avvengono nel corpo, ma questo complesso sistema di regolazione continua a coordinare le nostre funzioni vitali.
Il principale segnale ambientale che regola l’orologio biologico è l’alternanza tra luce e buio. Anche gli orari dei pasti, l’attività fisica, lo stress e le abitudini sociali possono influenzare i ritmi circadiani. La luce percepita dagli occhi comunica al cervello se è giorno o notte, contribuendo a stabilire quando dobbiamo essere vigili e quando il corpo deve prepararsi al riposo.
Siamo parte della natura e, nonostante l’illuminazione artificiale e la vita moderna, il Sole continua a rappresentare uno dei principali riferimenti temporali del nostro organismo.
Quando il corpo va fuori tempo
L’orologio biologico contribuisce a regolare:
- il ciclo sonno-veglia;
- la temperatura corporea;
- la pressione arteriosa;
- la produzione di alcuni ormoni;
- il metabolismo;
- l’alternanza tra attività e riposo.
Le nostre abitudini possono interferire con questo equilibrio. L’esposizione alla luce artificiale nelle ore notturne, gli orari irregolari, il lavoro a turni, i pasti consumati continuamente a ore diverse e una riduzione prolungata del sonno possono favorire un disallineamento tra l’orologio interno e l’ambiente esterno.
Una persistente alterazione dei ritmi circadiani è associata a conseguenze negative sulla salute, ma sarebbe scorretto sostenere che produca automaticamente una malattia o, addirittura, la morte. Il rapporto è complesso e dipende anche dalla durata dell’alterazione, dalle condizioni individuali e da numerosi altri fattori.
Il sonno come segnale
Il sonno è uno degli indicatori più evidenti del rapporto tra il nostro organismo e il ritmo circadiano. Dormire male può essere collegato a orari irregolari, stress, esposizione serale alla luce, comportamenti quotidiani o disturbi specifici del sonno.
L’insonnia, tuttavia, non dimostra da sola che l’intero organismo sia “desincronizzato con il Sole”: può avere origini diverse e, soprattutto quando persiste, deve essere valutata da un medico.
La vita moderna ci permette di illuminare la notte, lavorare quando il corpo chiederebbe riposo e mangiare a qualsiasi ora. Ma il nostro organismo non ha cancellato il giorno e la notte dal proprio calendario.
Possiamo spostare le lancette dell’orologio appeso al muro. Quello dentro di noi, invece, continua a cercare la luce, il buio e una certa regolarità. Possiamo ignorarlo, certo. Ma prima o poi sarà lui a ricordarci che s’è fatto tardi.
Approfondimento accompagnato da una slide realizzata insieme alla dott.ssa Debora Cantarutti.


