Il problema riguarda almeno il 15% della popolazione, dovuto a fattori psicologici, all’alimentazione, o conseguenza di patologie, nella maggior parte dei casi a soffrirne sono le donne.
Non c’è da preoccuparsi troppo di una stipsi momentanea, se si è in viaggio e si cambiano le abitudini o dopo un intervento chirurgico; la stitichezza cronica, è con meno di 3 evacuazioni alla settimana per almeno 6 mesi edc anche se in almeno un’evacuazione su 4 si avvertono fastidi come feci dure e caprine, sforzo eccessivo, sensazione di svuotarsi in modo incompleto.
Nella maggioranza dei casi però la stipsi dipende da uno stile di vita scorretto: bere poco, almeno un litro e mezzo d’acqua in inverno, due in estate perché le feci possano essere morbide e facili da espellere.
Altrettanto importante mangiare fibre, frutta e verdura, legumi e cereali integrali.
I cibi industriali rallentano il transito.
Fare regolarmente movimento, stimola il transito intestinale.
Ci vuole anche il momento per andare in bagno e cercare di trovarsi sempre nelle condizioni ottimali per farlo, qualcuno se non è casa propria, non riesce a evacuare e può diventare un problema.
Molti stitici, se si rivolgessero subito al medico, potrebbero risolvere il problema facilmente cambiando le abitudini, senza correre rischi con i lassativi.
Le donne, bambini e anziani sono le categorie a rischio di stipsi, i più piccoli potrebbero avere una stitichezza indotta da un’alimentazione povera di frutta e verdura, oppure smettono di andare in bagno per colpa di disagi che derivano da contrasti in famiglia o difficoltà scolastiche.
Gli anziani invece hanno spesso difficoltà ad andare in bagno con regolarità , con l’andare degli anni la motilità intestinale peggiora, inoltre cresce la probabilità di patologie.
Negli anziani, soprattutto se allettati o che non riescono a fare attività motoria a sufficienza, spesso il ricorso ai clisteri è inevitabile.


