Questo articolo usa l’ironia per commentare fatti reali
Spaccia, lancia la bici e parte la fuga: a Saione inventato il triathlon giudiziario
Prima la cessione della droga, poi il lancio della bicicletta contro i poliziotti e infine la fuga a piedi. A Saione, mercoledì pomeriggio, un normale controllo antidroga si è trasformato in una disciplina sportiva completa, con traguardo finale nelle celle della Questura.
Secondo la ricostruzione della Polizia, un ventottenne di nazionalità nigeriana sarebbe stato sorpreso intorno alle 18 in via Adige mentre consegnava una dose di sostanza stupefacente a un quarantenne aretino.
Gli agenti, appostati nella zona, avrebbero visto l’uomo estrarre la dose dalla bocca, passarla al compratore e ricevere in cambio il denaro.
Una modalità commerciale essenziale: niente confezione regalo, niente scontrino e conservazione del prodotto direttamente nel reparto odontoiatrico.
La bicicletta diventa un diversivo
Quando i poliziotti sono intervenuti, il presunto spacciatore avrebbe reagito lanciando la bicicletta nella loro direzione, per poi imboccare via Libia e proseguire la fuga a piedi.
La bici, evidentemente, non era assicurata contro l’uso improprio come ostacolo alle forze dell’ordine.
Durante la corsa l’uomo avrebbe anche cercato di disfarsi della sostanza che portava con sé. Il tentativo, però, è durato poco: gli agenti lo hanno raggiunto e bloccato in via Arno.
Sono stati recuperati circa due grammi e mezzo di sostanze che, secondo gli accertamenti, sarebbero cocaina ed eroina.
Il quartiere di Saione ha così aggiunto un’altra tappa alla propria geografia dello spaccio: partenza in via Adige, passaggio in via Libia e arrivo in via Arno. Mancava soltanto il cartello “ultimo chilometro”.
Tre alias e una data di nascita ancora da scegliere
Il ventottenne era già noto alle forze dell’ordine e avrebbe fornito in passato almeno tre identità differenti.
Secondo quanto emerso, non sarebbe stato neppure in grado di indicare con certezza la propria data di nascita.
Una situazione anagrafica piuttosto fluida: tre nomi, più versioni personali e probabilmente nessuna tessera fedeltà valida.
L’uomo è stato arrestato e accompagnato in cella. Nella giornata successiva si è svolta l’udienza di convalida davanti al giudice Giorgio Nisticò, con il pubblico ministero Elisabetta Sbragi e l’avvocato Gabriele Zampagni come difensore.
Il giudice ha convalidato l’arresto e disposto nei suoi confronti il divieto di dimora nel Comune di Arezzo.
Il divieto di dimora e la teoria del “non dovrebbe tornare”
In base alla misura, l’uomo non dovrebbe più soggiornare ad Arezzo e quindi neppure tornare nella zona di Campo di Marte e Saione.
Il condizionale, in queste vicende, è sempre l’ospite d’onore. La misura dice che non può restare, la realtà dovrà ora verificare se qualcuno controllerà dove andrà e se deciderà di rispettare il provvedimento.
Fino a un’eventuale sentenza definitiva, naturalmente, l’indagato deve essere considerato innocente rispetto alle accuse contestate.
Resta però una scena che sembra scritta apposta per la cronaca satirica locale: una dose estratta dalla bocca, una bicicletta trasformata in proiettile e una fuga tra vie intitolate ai fiumi.
Il tutto terminato con il divieto di dimora. Perché ad Arezzo puoi anche provare a fare il Giro d’Italia dello spaccio, ma prima o poi trovi una pattuglia al traguardo.


