Code infinite, clacson impazziti e la solita odissea quotidiana per muoversi di pochi chilometri: se vi sembra di vivere un incubo ogni volta che accendete il motore ad Arezzo, non è un’impressione. È un dato di fatto. E l’ennesimo incidente di ieri sera lungo la SS73 – due auto coinvolte, tre feriti di cui due in codice rosso – è solo l’ultima, tragica conferma.
Un’emergenza che diventa routine. Sul posto, come sempre, il dispiegamento di forze: Polizia Stradale, Vigili del Fuoco, Automedica, Misericordia, Croce Bianca, BLSD Castiglion Fibocchi. Tutto perfettamente coordinato, certo. Ma la domanda è: quanto dovremo ancora tollerare una viabilità che rasenta l’assurdo?
Secondo un recente studio Arezzo è la terza città italiana più stressante in cui guidare. Il 100% dei cittadini usa l’auto per spostarsi. Avete letto bene: il cento per cento. Zero alternative, zero vie di fuga. E mentre città come Pisa, Bolzano e Forlì promuovono trasporti sostenibili e una mobilità umana, ad Arezzo siamo ancora ostaggio delle lamiere.
Il traffico non è solo un fastidio. È un rischio. È un costo sociale, sanitario, ambientale. È la differenza tra un codice giallo e un codice rosso, tra un arrivo in ospedale e un arrivo in ritardo.
Perché, a questo punto, non ci prendiamo in giro: guidare ad Arezzo è un atto di sopravvivenza.
E no, non basta un’altra rotonda o qualche autovelox a rimettere in moto una città che sembra inchiodata al passato. Serve visione, serve coraggio. Ma, a giudicare dallo stato delle strade e dalle statistiche, l’unico movimento veramente in corso è quello del traffico. Inesorabile. E sempre più pericoloso.



Se i trasporti pubblici fossero più capillari ed efficienti, le persone non sarebbero costrette ad usare l’auto.
C’è gente che gira tutta Arezzo per cercare un posto gratis e finisce per spendere più che a pagare il parcheggio.
In ogni caso se avessero lasciato bianchi tutti i parcheggi fuori le mura le auto si sarebbero distribuite meglio e avrebbero viaggiato meno e creato molte code in meno.
Parlano di città green e poi invece si preoccupano di riempire i multipiano e che non sfugga nessuno al ticket atam.
Ci sono campi incolti nei pressi o addirittura in città dove poter fare aree camper e parcheggi ma non porterebbero quattrini.
A Natale poi aggiungiamo anche i bus turistici a circolare nelle strade più trafficate.
Il trasporto pubblico fa pena, le ultime ciclabili sono assurde.
Cercasi ambientalisti seri, ma figuriamoci, non abbiamo nemmeno l’opposizione.
In compenso ancora un pò con questi amministratori e saremo tra le città più stressanti in cui abitare.