Passeggiando per Piazza Grande – che ormai di “grande” ha rimasto solo il nome, visti i segni sempre più evidenti di trascuratezza – Cesare Fracassi ha notato con un certo sconcerto la posa dei tradizionali scudi per la Giostra del Saracino. Una consuetudine secolare, certo, ma quest’anno qualcosa non torna: più che perdere la testa, sembra che abbiano perso l’orientamento del cavallo.
Una svista? Forse. Ma in araldica la direzione conta eccome, e Cesare non ci sta. Lo segnala pubblicamente con un post su Facebook, puntando il dito – con ironia ma anche con amarezza – su quello che non è solo un errore grafico, ma una mancanza di rispetto verso la storia e l’identità cittadina.
Oggi passando da Piazza Grande – che prima del progetto del Vasari era davvero grande, prima che ci piazzassero sopra le (pur magnifiche) logge, oggi un po’ trascurate come le scalinate del Praticino – ho notato la posa dei soliti scudi per la Giostra del Saracino.
Tutto bene, se non fosse per un piccolo dettaglio che salta all’occhio di chi ancora guarda le cose con un minimo di memoria storica:
il nostro cavallo inalberato, simbolo dello stemma aretino, dovrebbe stare rivolto a destra, su fondo bianco.
E invece no: tutti voltati a sinistra, come se la storia si potesse girare con un click.
Lo dico da aretino con un po’ di amor proprio araldico: quello non è più il nostro cavallo.
È una controfigura confusa, come il cugino meno fiero del cavallino della Ferrari… che ormai rampante non è più neanche lui: da tempo sembra più un agnello addormentato in pausa pranzo.
P.S. In araldica, la direzione conta. E qui, più che rampanti, sembriamo finiti a trottare in tondo.
Infatti, il cavallo inalberato dello stemma aretino, fiero simbolo di potenza e identità cittadina, è sempre stato voltato verso destra, su fondo bianco. Sempre. Da secoli. Ma negli scudi appena esposti in piazza, sono tutti rivolti verso sinistra! Come se avessero deciso, di comune accordo, di voltare le spalle alla storia (e pure alla precisione).
Un errore banale? Macché. In araldica, cambiare verso a un animale è come mettere la Gioconda col broncio: cambia tutto. È un altro simbolo, un altro messaggio, un altro cavallo.
E mentre il nostro destriero si confonde tra direzioni sbagliate, anche quello della Ferrari – il celebre cavallino rampante – ha da tempo smesso di rampare come si deve, apparendo sempre più simile a un quadrupede addomesticato.
Nel frattempo, le logge del Vasari si fanno dimenticare tra incuria e disattenzione, e le scalinate verso il Praticino sembrano la versione architettonica di un “arrangiati come puoi”.
C’è un proverbio toscano che dice: “chi non sa da che parte sta, finisce per girare in tondo”. Forse è ora che i nostri cavalli – e chi li espone – si ricordino da che parte guardare. E magari tornino a galoppare con fierezza, invece che trotterellare smarriti sul selciato.






E’ il nuovo cavallo tirolese della Città del Natale ….
Anche il cavallo torce il muso ad Arezzo.
L’immagine dei cavalli “di piazza” è più antica di circa quattrocento anni rispetto al cavallo del gonfalone comunale. Blasonando quest’ultimo va aggiunto ‘rivoltato’, in quanto volto a destra, che però sappiamo essere in araldica la sinistra.
Quindi sono disegnati bene ?
Se sì , ritiro il commento e mi scuso con il Tirolo e Babbo Natale .
I tradizionali scudi del Saracino una consuetudine secolare? Ma de che…non ricordo di preciso quando ma un 10/15 anni fa la piazza apparve improvvisamente impestata di questa marea di scudi che, in ossequio all’estetica sempre più kitch e di cattivo gusto cittadina, le davano l’aspetto di una bomboniera da matrimonio.
Mi ricordo però i commenti tra lo sconfortato e il “mettiamola sul ridere” di noi soliti “dissidenti” nati e sempre vissuti nel centro storico, guardando i particolari di questi scudi che non sembravano certo di pregiata fattura artistico/artigianale: “mì…c’han messo lo scudo con lo stoccafisso!…” guarda quello…ma che rappresenta?…sembrano tre pizze margherita..” ” o te…ma me dici…quello è l’uomo di Neanderthal..ma che c’azzecca?”
Insomma, in una piazza dove si assecondano certe idee decorative del primo coglione che gli salta il tikkio e ormai appaltata alla confcommercio come location del tavolino selvaggio, dell’occupazione abusiva delle logge, degli arredamenti esterni più improbabili secondo iniziativa del ristoratore, dei buttadentro che molestano i passanti, al (benemerito)sor Cesare cade l’occhio sul cavallino rampante contromano.
E il simpatico Tiroler Pferd si scusa col Tirolo. Stai tranquillo nel tuo sentire Pferd…la nostra Polis, cavallo a dx o sx, tra scudi e villaggi, è ormai ribattezzabile come PolisTirolo.
O Cavallino , Cavallino storto , ero nato fiero Aretino e in Tirolo sarò morto..