AREZZO – Evidentemente la giungla della Chiusa dei Monaci non era abbastanza. Un coraggioso lettore dell’Ortica ci ha inviato un video dal Sentiero della Bonifica, dove il turismo lento pare essersi trasformato in turismo col machete. Più che una ciclovia europea, dalle immagini sembra una prova di sopravvivenza per chi ama pedalare senza sapere bene dove finiranno le ruote.
L’itinerario, nato per il turismo lento e per le famiglie, oggi sembra dedicato a chi ama l’avventura estrema e soprattutto non ha particolare interesse a sapere dove finiranno le proprie ruote. Fra buche, erba alta, zecche e fauna locale appollaiata e distratta, ogni pedalata è un’esperienza irripetibile.
Particolarmente apprezzate dai frequentatori le “ruschiate”, ovvero le frustate naturali regalate da sterpi e ortiche sulle gambe, considerate ormai una sorta di trattamento benessere a chilometro zero.
Anche i podisti non se la passano meglio. C’è chi sostiene di aver iniziato una tranquilla corsetta e di essere riapparso mezz’ora dopo direttamente nella giungla amazzonica, senza nemmeno aver attraversato la Chiana.
E pensare che il Sentiero della Bonifica viene presentato come uno dei percorsi simbolo del cicloturismo toscano, ideale per chi viaggia lentamente e ama la natura. Evidentemente qualcuno ha preso alla lettera il concetto di immersione nel verde.
Intanto cresce la speranza che, oltre ai fondi destinati alla manutenzione delle ciclovie, possano arrivare anche un paio di decespugliatori, una squadra di sherpa e, per sicurezza, qualche falce fienaia di fiducia.

