Sembrava una scena uscita dai tempi della banda del sardo Arzu: strada sbarrata, gomme forate, banditi armati e sei valigette piene di contanti sparite nel nulla. Invece, secondo la Procura di Arezzo, più che un assalto da film d’azione sarebbe stata una fiction girata all’alba tra il Torrino e Palazzo del Pero.
L’uomo che il primo marzo del 2024 venne soccorso dolorante in mezzo alla strada e che per tutti era la vittima dell’imboscata, oggi si trova dall’altra parte della barricata. L’ex guardia giurata della Fidelitas, 38 anni, è infatti indagato per simulazione di reato e peculato. In altre parole, secondo l’accusa, quei 400mila euro non sarebbero stati portati via da una banda di professionisti, ma sarebbero semplicemente evaporati grazie a una sceneggiatura studiata con altri complici rimasti senza nome.
All’epoca il racconto sembrava perfetto: auto sospetta, minacce, pugni, pistola sparita e il Fiorino ritrovato sotto un ponte della Due Mari. Mancavano soltanto i titoli di coda. Ma le indagini dei carabinieri di Arezzo, condotte con pazienza certosina, hanno finito per cambiare completamente la trama.
Così quello che per mesi era stato raccontato come un assalto in piena regola rischia ora di trasformarsi nel più clamoroso caso di “rapina fai-da-te” degli ultimi anni. Con una differenza non da poco: al cinema, quando il pubblico scopre il colpo di scena, si accendono le luci. In tribunale, invece, si apre l’udienza preliminare.
E il mezzo milione di euro? Quello, almeno per ora, continua a recitare la parte del grande assente.


