Michele Menchetti, il Robin Hood delle interrogazioni: colpisce con la penna, salva con la mozione (quasi mai approvata)
Ogni città ha i suoi monumenti. Qualcuna vanta colossei, qualcun’altra torri pendenti. Arezzo ha Michele Menchetti e le sue note settimanali, ormai più regolari delle tasse comunali e molto più indigeste.
Il consigliere comunale del MoVimento 5 Stelle, armato di tastiera e indignazione, continua la sua missione istituzionale: sorvegliare, segnalare e — possibilmente — sfiancare. La sua è una lotta impari contro la cruda realtà amministrativa, ma lui non arretra: la giustizia non dorme mai, e nemmeno lui, a giudicare dall’orario in cui protocolla le sue interrogazioni.
Il Taser smarrito
“Che fine ha fatto il Taser?” si chiede Menchetti, in quella che ormai è diventata la versione aretina del mistero del Santo Graal. Armato di dubbi e dubbi sull’arma che dà la scossa, denuncia pubblicamente l’assenza di risposte. Forse sperava che il sindaco venisse a relazionare in aula col Taser in mano, a dimostrazione pratica dell’efficienza dell’arma e dell’Amministrazione. Ma niente da fare: il silenzio della Giunta, purtroppo, non è ancora reato.
Battifolle, capitale europea dell’abbandono
Altro giro, altra nota. Questa volta il consigliere si accanisce contro l’immobile della ex scuola di Battifolle, destinato secondo lui a diventare un sito archeologico del degrado. Aveva proposto un asilo nido, ricevendo in cambio un bel “NO” secco. E pensare che lui aveva già scelto i colori per le aule e comprato le pastine per l’inaugurazione. Ma si sa, la vera infanzia è quella della politica, che ancora gioca a nascondino con le idee altrui.
Onde maligne e antenne sataniche
L’ennesima battaglia di Menchetti si combatte a colpi di Hertz. Secondo il consigliere, le onde elettromagnetiche sono talmente dannose che è meglio vivere in una grotta. Cita la scienza, tira fuori la dottoressa Belpoggi come fosse Gandalf con il suo bastone, e conclude che il 5G è il nuovo Male. Eppure, i colleghi in Consiglio gli fanno notare che senza onde elettromagnetiche, le sue stesse note digitali non arriverebbero mai. Un dilemma etico-tecnologico di proporzioni aretine.
Gli alberi parlano (forse solo a lui)
Ma c’è una luce nel tunnel: finalmente, dopo soli quattro anni e 73 note, è stato approvato il percorso degli alberi monumentali. Una vittoria? Forse. O forse un messaggio subliminale per suggerirgli di parlare solo con le piante, che almeno annuiscono in silenzio. “Il Consiglio ha finalmente capito!” esulta Menchetti. Ma anche qui, il rischio è che prima del taglio del nastro, qualcuno pianti un ripetitore 5G proprio nel tronco del primo leccio secolare.
La pace in Medio Oriente (made in Arezzo)
Non contento, Menchetti punta dritto al cuore del conflitto israelo-palestinese, con una mozione di pace scritta con più buoni sentimenti che competenze geopolitiche. La sua idea era semplice: se non possiamo costruire un asilo a Battifolle, almeno costruiamo un ponte tra Israele e Palestina. Il Consiglio, notoriamente esperto in politica estera quanto un barista di Cortona, ha risposto con un fragoroso nulla di fatto. La diplomazia internazionale può attendere: qui bisogna prima decidere dove mettere le giostrine.


