Arezzo è tutta un fermento per la Giostra del Saracino: tamburi che ribollono, chiarine che squillano, quartieristi che si scaldano peggio delle pentole a pressione… e intanto spunta l’ennesima chicca da manuale del come ti sbaglio la cultura.
Sul Corriere di Arezzo è uscito un pezzo sulla Lancia d’Oro dedicata a Giovanni Pierluigi da Palestrina. Tutto bello, tutto giusto, applausi. Ma ecco che il Prof. Claudio Santori, uno che le note musicali le conosce come le tasche del suo panciotto, s’è sentito in dovere di mettere i puntini sulle “i” — e, visto il caso, anche sulle “G”.
Il professore s’è complimentato con l’articolista, sì, ma ha subito tirato fuori l’archibugio: “Oh belli, si chiamava Giovanni! Pierluigi era il cognome. E non contenti, in città abbiamo anche una via con la targa sbagliata! E per restare in tema, c’è anche via Cesti dedicata a Marcantonio, che non è mai esistito: era Antonio, punto e basta!”.
Ora, per una città che si pavoneggia col titolo di Città della Musica, ci si aspetterebbe almeno che le note giuste siano scritte sul pentagramma… pardon, sulle targhe stradali. E invece, eccoci qui: Arezzo che fa la figura del “trombone scordato”.
Che dire? Se la Lancia d’Oro rappresenta la gloria, le nostre targhe rappresentano la “sòla”. Magari, tra una giostra e l’altra, qualcuno potrebbe anche raddrizzare la musica. Perché per ora, più che città della musica, sembriamo la città del karaoke ubriaco.


