HomeSatira civicaDalle mani alle pietre: la generazione che picchia (male) e pensa peggio

Dalle mani alle pietre: la generazione che picchia (male) e pensa peggio

Tra social, rabbia e pietre volanti: il ritratto amaro di una generazione che ha perso la misura e anche il buon senso

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Dalle mani alle pietre: la generazione che picchia (male) e pensa peggio

Tra social, rabbia e pietre volanti: il ritratto amaro di una generazione che ha perso la misura e anche il buon senso

Ma ‘ndo s’è finiti, ragazzi miei?
Una volta, quando due s’azzuffavano per una parola di troppo, bastava un ceffone, due moccoli e il famoso “chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato”. Si tornava a casa con la camicia strappata, l’occhio nero e la dignità (più o meno) intatta. Al massimo, il giorno dopo si beveva un bicchiere insieme per chiudere la questione.

Oggi no. Oggi se ti guardano storto, parte la guerra legale. Avvocati pronti come falchi, carte bollate che volano più dei droni in Ucraina.
E se non bastano le carte… arrivano le pietre.
Sì, le pietre! Quelle che una volta servivano per fare i muretti a secco, ora le usano per fare secchi i cani o ammazzare un autista d’autobus.
E tutto questo, badate bene, non per sopravvivere alla fame o per difendere la patria — ma perché “mi ha guardato male”, o “mi ha detto una parola”.

S’è passati dal “darsi una mano” al “tirarsi una pietra”. E il cervello? Quello, invece, l’hanno lasciato a casa sotto carica, insieme alla coscienza.

La chiamano “nuova generazione”, ma a volte pare più una generazione di rissaioli col Wi-Fi.
Fanno i bulletti sui social, si filmano mentre menano qualcuno, e poi si offendono se li chiami ignoranti.
Ma che vi si deve dire?
Siete cresciuti a pane e TikTok, con i modelli di vita presi dagli influencer col filtro bellezza e la grammatica di un piccione ubriaco.

Una volta i vecchi dicevano “le nuove leve ci porteranno avanti”.
Ora ti viene il dubbio che ci porteranno a picco.
Perché quando un gruppo di ragazzi si ritrova in un parco e invece di chiacchierare o giocare a pallone lancia pietre, e una povera bestiola muore per caso o per incoscienza, allora sì che vuol dire che qualcosa s’è rotto — e non solo l’orecchio del cane.

Serve una pietra, sì, ma di paragone: per capire dove s’è perso il senso del limite, del rispetto, dell’empatia.
Perché se oggi anni l’unico modo per farsi valere è a colpi di sasso, domani cosa ci aspetta? Le catapulte?

La violenza è diventata moda, la rabbia intrattenimento, e l’intelligenza… quella s’è presa ferie.

E allora, ragazzi miei, vi dico solo questo:
buttate pure le pietre, ma almeno tiratele lontano dallo specchio — perché quello, se si rompe, vi rimanda indietro l’immagine di ciò che siete diventati.

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Gino Perticai
Gino Perticai
Dal 1973 nel mondo della comunicazione, una breve esperienza Milanese con A.P.C. agenzia di Marketing, con l’avvento delle prime radio in Fm inizia una serie di esperienze nelle radio locali: Radio Torre Petrarca, Radio OK, Golden Radio, Radio Life,  fino al 1998 momento in cui l’innata curiosità e la voglia di sperimentare novità lo portano a maturare il primo interesse sul world wide web. E' da lì che nel 2000 nasce l’idea delle prime testate regionali on line. Fonda Arezzo Notizie e la dirige fino al Giugno 2016. l'Ortica è la sua nuova scommessa.
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