In Toscana s’è deciso: nei pronto soccorso non bastavan più dottori, infermieri e pazienti inferociti. Ora ci si mette anche il “facilitatore”, una figura nuova, studiata dalla Regione per provare a evitare che in sala d’attesa scoppi la guerra civile ogni volta che qualcuno aspetta più di tre minuti.
Hanno pubblicato i bandi: 48 posti per altrettanti “pacificatori ufficiali”, gente che dovrà saper sorridere, rassicurare, sopportare urli, imprecazioni, e soprattutto riferire informazioni che… non ci sono.
Perché — diciamocelo — spesso la tensione nasce dal fatto che nessuno sa nulla: né quando tocca, né se tocca, né se c’è ancora qualcuno in servizio.
La Regione precisa che il facilitatore non fa diagnosi, non fa colloqui psicologici, non cura, non prescrive, non valuta… insomma, è lì per parlare, smussare gli spigoli e frenare gli animi caldi prima che parta il lancio della sedia.
Una sorta di mediatore filosofico del pronto soccorso, che però non ha bisogno di titoli sanitari: serve più che altro pazienza, sangue freddo e capacità di non scappare dopo un’ora.
Il presidente Giani spiega che il facilitatore sarà “trait d’union” tra parenti, pazienti, personale, e chiunque passi di lì. In pratica, farà da parafoudre umano nei momenti di sovraffollamento. Una sperimentazione che nei prossimi mesi verrà monitorata: sperando che non spariscano prima i facilitatori stessi, stremati dalle urla.
I presidi coinvolti sono 21. A Careggi, Prato e Pisa i facilitatori ci saranno 24 ore su 24: roba da supereroi con il cambio turno.
Altri dodici ospedali tra i quali il San Donato di Arezzo, li avranno per dodici ore al giorno, mentre nei pronti soccorso turistici entreranno in servizio solo d’estate, quando i visitatori, oltre al sole, pigliano anche l’insolazione della fila.
E sì, anche il Meyer avrà il suo facilitatore: utile per spiegare ai genitori che no, il codice verde non diventa rosso anche se si insiste.
I bandi sono disponibili sui siti delle Asl e degli ospedali. Basta presentarsi, sperare di essere scelti e prepararsi a diventare l’unica persona nel pronto soccorso che tutti vogliono… finché reggono i nervi.


