Buche, topponi, disastri: il tratto che manca solo la bandierina della NASA
Via Anconetana, nel pezzo che dalla rotatoria di via Mario Salmi, via Bucciarelli Ducci e via Tommaso Perelli, fino allo svincolo per Stoppe d’Arca, è ormai talmente messa male che i marziani, se esistono, c’hanno chiamato loro per chiedere se possono allenarsi lì per l’atterraggio: una strada pare il set del prossimo film sugli sbarchi lunari.
Il manto stradale? Più che manto, uno scendiletto di guerra.
Crateri, buche, voragini, fossi: a momenti devi portarti il passaporto per attraversarli. E sono anni che va avanti così, con rattoppi fatti col livello d’impegno di chi deve finire un compito in classe in due minuti prima che suoni la campanella.
Quel pezzo di via è un cratere unico, rattoppato più volte con risultati che manco le toppe sui jeans alle medie tenevano così poco. Ogni rammendo pare fatto col pongo, ché dopo due giorni è già risaltato fuori il bucone a salutare.
Intanto, in vista delle amministrative, in altri punti della città spuntano asfalti nuovi come funghi dopo la pioggia, messi a macchia di leopardo: zone che stavano bene, strade che non chiedevano niente, ma zac! asfalto fresco, nero nero, liscio liscio.
Poi torni in via Anconetana ed ecco la magia: superi di venti metri lo svincolo per Stoppe d’Arca e puff! Finisce il paesaggio lunare e il velluto e ricomincia.
Nel frattempo, ciclisti e motociclisti passano pregando tutti i santi del calendario per non rimetterci l’osso del collo. Le auto invece ci volano sopra a velocità – diciamo così – ottimiste, e magari è proprio questo il piano:
forse non asfaltano per far rallentare la gente, così non servono né autovelox né vigili: basta lasciar fare al dissesto.
Altro che autovelox: buchevelox.
Intanto i residenti raccontano d’aver scritto mail su mail per chiedere dossi.
La risposta?
Nessuna.
I dossi li hanno già… però in versione “naturale”, creati dall’erosione.
Uno dietro l’altro, come una fila di gobbi a una conferenza di ortopedici.
E guai a stare sull’uscio di casa si lamenta una residente: la strada è talmente piena di sassi che, quando passa un’auto, schizzano fuori dalle buche rischiando di essere colpita da una sassata in un occhio senza nemmeno bisogno del vento.
La fama della via è tale che ormai è entrata pure nella mitologia sportiva: su Strava, chi passa di lì trova un settore ribattezzato da anni:
“Tratto dove il Ghinelli non asfalterà mai.” E non da ieri: da oltre cinque anni.
Che già è un programma. Una previsione meteorologica politica. Una profezia da calendario Maya versione aretina.
Le foto potrebbero essere tranquillamente mandate alla NASA:
tanto ormai la loro Luna è più agibile della nostra via Anconetana.
E finché nessuno si decide a rimetterla in sesto, resterà così:
una strada che non collega Arezzo alla Pace, ma la Pazienza alla disperazione.
E mentre altrove si asfalta come se piovesse, lì il tratto resta identico, immobile, eterno… come le piramidi, come l’IMU, come il Colosseo.
In via Anconetana più che camminare, oggi si naviga a vista.
E se qualcuno un giorno riuscirà a passarci senza imprecazioni, senza perdere un pezzo di sospensione e senza ribattezzare un santo… be’, quello sì che merita una medaglia, altro che i segmenti di Strava.










