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Pronto Soccorso di Arezzo: se non muori ripassa domani

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Pronto Soccorso di Arezzo: se non muori ripassa domani

Natale al PS, tra Brufen, sedie e Babbo Giani

Un ex amministratore entra al pronto soccorso pubblico e ne esce sconfitto dalla fila, non dalla malattia.
Seduto per ore come un soprammobile rotto, scopre che la sanità pubblica non cura: parcheggia. Intorno a lui vecchi abbandonati, disabili scaduti e malati lasciati a marinare nel brodo della rassegnazione. Chi ha i soldi guarisce. Chi non li ha, aspetta. O crepa. E poi si lamentano se uno perde la fiducia nello Stato.

AREZZO – Succede che una sera qualunque, a ridosso del panettone, l’ex vicesindaco Gianfrancesco Gamurrini decide di fare un’esperienza estrema: andare al pronto soccorso del San Donato. Non per sport, eh. Per bisogno. Ma lui non lo sapeva che oggi il pronto soccorso non è più un luogo di cura: è un reality show. Si chiama “Chi resiste vince (forse)”.

Gamurrini entra, educato, fiducioso, ingenuo come uno che pensa ancora che la sanità pubblica esista davvero. Dopo pochi minuti è già seduto su una sedia – premio fedeltà – in mezzo a decine di anime dolenti, tosse libera, privacy abolita e dignità data per dispersa. Il Covid? Roba vintage. Le mascherine? Se le chiedi tu, per favore, per non infettare mezzo corridoio.

Il personale infermieristico? Santi subito. Educati, professionali, eroici. Loro fanno miracoli, ma senza i pani e i pesci. Il resto è un girone dantesco: anziani parcheggiati dalle 11 del mattino, disabili che dopo otto ore salutano tutti bestemmiando in aramaico antico, gente che aspetta così tanto che nel frattempo invecchia.

Dopo tre ore di “esperienza sensoriale completa”, Gamurrini capisce l’aria che tira: lì non si guarisce, si resiste. E siccome lui non è un mobile dell’Ikea, prende e se ne va. Rinuncia alle cure pubbliche. Testuale. Il giorno dopo va al pronto soccorso privato: paga, entra, viene curato. Fine della favola.

E qui nasce la domanda che rimbalza come una barella senza ruote:
ma è normale, in Toscana, dover pagare per essere curati decentemente?

La lettera è indirizzata a Eugenio Giani, presidente della Regione e, per l’occasione, Babbo Natale in giacca istituzionale. Non gli chiede miracoli, Gamurrini. Solo che il pronto soccorso torni a essere un luogo di cura e non una prova di sopravvivenza stile “Isola dei Famosi – versione geriatrica”.

𝐋𝐄𝐓𝐓𝐄𝐑𝐀 𝐀𝐏𝐄𝐑𝐓𝐀 𝐀𝐋 𝐏𝐑𝐄𝐒𝐈𝐃𝐄𝐍𝐓𝐄 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐀 𝐑𝐄𝐆𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐓𝐎𝐒𝐂𝐀𝐍𝐀

Nei commenti esplode il coro greco aretino:
“È vero”, “È una vergogna”, “Ci ho passato la notte”, “Dodici ore su una sedia”, “O paghi o muori”, “Sindaco subito”, “Serie TV”, “Italia allo sbando”. Un bollettino di guerra, più che una discussione social.

C’è chi racconta ambulanze che si fermano per strada, chi piange genitori dimenticati, chi scopre che la sanità pubblica funziona benissimo… quando non ti serve. Tutti d’accordo su una cosa: così non è civiltà, è sopportazione organizzata.

Morale vernacoliere:
in Toscana la sanità è pubblica, sì.
Pubblica finché stai bene.
Se stai male davvero, prepara il portafogli.
E buon Natale a tutti. 🎄

4 COMMENTI

  1. Mi dispiace che l’ex vicesindaco si sia sentito male e conosco lo sconforto e l’umiliazione che si provano al Pronto Soccorso sapendo che dovranno forse passarsi lì ore e ore d’attesa. E in molte altre Regioni è anche peggio.

    Non mi meraviglia il consenso generale dei commenti citati, che si potrebbe parimenti ottenere lamentandosi dei politici ladri, dei furti negli appartamenti, dei maranza e cose del genere. “Non sono più i P.S. di una volta” potrebbe fare il pari con “Non sono più le stagioni di una volta”.

    Vedo che c’è anche un “sindaco subito”, il che a me, ormai malpensante su tutto per esperienza, richiama il collegamento con le notizie di un rientro di Gamurrini nel ballo della politica, addirittura come ipotetico candidato sindaco.

    Il declino delle prestazioni sanitarie è conseguenza delle politiche sia di centrodestra che di centrosinistra negli ultimi decenni. Ma un fatto è all’evidenza di tutti: che il centrodestra tira sempre forsennatamente a favore delle privatizzazioni, e che il più famoso imprenditore della sanità privata italiana, Angelucci, è da molti anni parlamentare prima nel Popolo della Libertà e poi nella Lega.

    Parlamentare per dire, perché le sue assenze superano il 99%. Secondo me (l’ho detto, sono un malpensante) si fa eleggere perché la carica parlamentare lo protegge molto più di un normale cittadino da eventuali inchieste giudiziarie. Ormai poi è anche padrone di un bel pezzo della stampa nazionale, quindi auguri a chi sogna un’inversione di tendenza nelle politiche sanitarie.

    Per cui non posso che restare ammirato dalla faccia (che a me sembrerebbe tosta) degli esponenti politici della destra che poi si stracciano le vesti per le condizioni dei Pronto Soccorso e scrivono lettere le più aperte possibili ai presidenti delle Regioni.

    E tutti lì a dirgli “bravooooo!”, standing ovation. Forse dovrebbe scrivere lettere, chiuse o aperte che si voglia, alla Meloni e a Salvini.

    P.S.
    Non ho votato alle regionali e pur avendo i marroni pieni dell’amministrazione Confcomunale non voterò mai alle comunali un’eventuale candidato sindaco fresco ex mammasantissima del Centro Chirurgico Toscano.

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Gino Perticai
Gino Perticai
Dal 1973 nel mondo della comunicazione, una breve esperienza Milanese con A.P.C. agenzia di Marketing, con l’avvento delle prime radio in Fm inizia una serie di esperienze nelle radio locali: Radio Torre Petrarca, Radio OK, Golden Radio, Radio Life,  fino al 1998 momento in cui l’innata curiosità e la voglia di sperimentare novità lo portano a maturare il primo interesse sul world wide web. E' da lì che nel 2000 nasce l’idea delle prime testate regionali on line. Fonda Arezzo Notizie e la dirige fino al Giugno 2016. l'Ortica è la sua nuova scommessa.
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