Dalla nostra raffinata cassetta della posta, oggi più simile a un ringhio che a un recapito ufficiale, ci arriva una missiva firmata Botolo Ringhioso, osservatore attento, mordace e probabilmente bloccato nel traffico di Via Fiorentina da almeno tre ere geologiche.
Pare infatti che nei social aretini imperi un post illuminante di Lucia Tanti, la quale – con dovizia di particolari e con l’aria di chi spiega il moto perpetuo a una colonia di bradipi – chiarisce il destino dell’incrocio tra il raccordo anulare e Via Fiorentina.
Attenzione però: guai a chiamarla rotonda. Quella è roba da popolino. Qui si parla di RIVOLUZIONE. Con la R maiuscola, come la ghigliottina.
Secondo l’“Ing. Lucia Ghinelli” (cit. Botolo), ad Arezzo c’è ancora chi insiste a usare termini arcaici e comprensibili, tipo rotonda. Errore madornale. Questa non è una rotonda, è un cambio di paradigma. E infatti la rivoluzione l’hanno già sentita sulla pelle i commercianti di Via Fiorentina, gentilmente abbrustoliti, e gli abitanti della zona, che grazie ai nuovi tempi di percorrenza hanno allungato l’aspettativa di vita: partono la mattina e rientrano che i figli sono già nonni.
Ma guai a pensare che il meglio sia passato. La rivoluzione, come ogni rivoluzione che si rispetti, non è finita.
Tra qualche mese si passerà al livello successivo: chiusura di Via Fiorentina. E lì succederà che:
- i commercianti rischieranno la testa (in senso storico-rivoluzionario);
- gli abitanti, per tornare a casa, dovranno fare come Pollicino, seminando molliche di pane lungo il percorso, sperando che non passi un SUV a mangiarsele.
Il capolavoro finale prevede poi due livelli di transito:
uno in superficie, con una rotatoria formato sottobicchiere;
uno sotterraneo, una galleria futuristica dotata di due pompe incaricate di prosciugare l’intera piana dell’Orciolaia e di Pescaiola. Praticamente un’opera idraulica degna di Mosè, ma con più umidità.
Botolo chiude con alcune raccomandazioni di puro buonsenso aretino: quando l’Eurospin realizzerà la nuova rotatoria davanti alle ex Lebole, al posto di quell’indimenticabile esperimento a livelli sfalsati poi degenerato nella Sagra del Semaforo, non buttate via gli ultimi impianti rimasti.
Potrebbero tornare utili all’ingresso della galleria. Se il lago sotterraneo sotto Orciolaia e Pescaiola dovesse rifiutarsi di farsi prosciugare, basterà accendere il rosso.
Evvia.
Magari controllate che ci sia anche la corrente elettrica.
E, nel dubbio, una bella sbarra non si nega a nessuno.
Saluti ringhiosi.


