Il Comune di Arezzo scopre che anche le fondazioni hanno l’ansia da fine mandato. Stavolta tocca alla Fondazione Guido d’Arezzo, rimasta improvvisamente orfana del direttore, in partenza a febbraio per lidi più sonori: i teatri di Pistoia.
E mentre Guido resta senza bacchetta, ecco spuntare l’interrogazione del consigliere comunale Michele Menchetti, che – con zelo degno di un revisore dei conti in acido – chiede lumi, trasparenza e possibilmente anche coerenza.
Il punto è semplice (si fa per dire): per il comandante dei vigili urbani, il sindaco ha bandito un concorso pubblico in piena volata elettorale, ascoltando i sindacati e pure il buon senso. Per la Fondazione, invece, silenzio radio. Niente bando, niente metodo dichiarato, niente segnali di fumo. E Menchetti, giustamente, domanda: “Ci sono suggerimenti? Corporazioni? Piccioni viaggiatori? O si fa a sentimento?”
Poi c’è il dettaglio che dettaglio non è: il sindaco è anche presidente della Fondazione. Doppio petto istituzionale, doppio rischio. Perché scegliere il nuovo direttore a ridosso delle elezioni potrebbe sembrare poco opportuno, se non addirittura un elegante esercizio di equilibrismo sul filo del conflitto d’interessi.
E se invece il sindaco decidesse di non scegliere il direttore? Altro mistero: perché sì ai vigili e no alla Fondazione? Due pesi e due misure, a seconda che si parli di multe o di musica?
In conclusione, Arezzo resta in attesa: Guido aspetta una guida, Menchetti aspetta risposte, e i cittadini aspettano di capire se il prossimo direttore nascerà da un bando pubblico o da una jam session a porte chiuse.
Sipario. Applausi registrati.



ok, maaaaa….tutte queste fondazioni???
mmmmmmm sento un certo odore….