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Arezzo, l’igloo della vergogna

Spettacolo al gelo, pubblico infuriato e artisti lasciati al freddo: ad Arezzo il teatro diventa un caso cittadino

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Arezzo, l’igloo della vergogna

Spettacolo al gelo, pubblico infuriato e artisti lasciati al freddo: ad Arezzo il teatro diventa un caso cittadino

Teatro tenda o igloo comunale?

Al Teatro Tenda di Arezzo va in scena Maledetti amici, ma il vero protagonista è il freddo polare: riscaldamenti spenti, pubblico infagottato, musicisti in giacca e Alessandro Haber costretto a recitare tremando sotto un plaid. Lo sfogo di Serena  ed Elena accende la miccia e diventa la voce di molti spettatori indignati. Tra rimpalli di responsabilità, comunicati ufficiali e ironia amara dal palco, la serata si trasforma in una figuraccia collettiva che solleva una domanda semplice e feroce: è questo il rispetto dovuto al teatro, agli artisti e a chi paga un biglietto?

Altro che “Maledetti Amici”: al Teatro Tenda va in scena “Maledetti Noi”

Altro che teatro, qui s’è toccato il fondo… e pure bello ghiacciato.
Venerdì sera, al Teatro Tenda, invece d’uno spettacolo s’è fatta una prova di sopravvivenza artica. Biglietto pagato, sedere congelato e dignità lasciata fuori dall’ingresso insieme ai riscaldamenti, spariti come l’onestà quando c’è da rimborsare.

Lo spettacolo vero, quello firmato da Giovanni Veronesi e Alessandro Haber, c’era eccome. Professionisti veri, musicisti con la M maiuscola. Ma a fare notizia non è stato il palco: è stato il freddo cane.
Dentro si respirava a nuvole, manco fossimo sul Monte Bianco. Uno guardava il vicino e pensava: “Ma questo è venuto a teatro o a pesca sul lago ghiacciato?”

All’ingresso? Nessuno che controlla i biglietti. Giustamente: col gelo che c’era, scappare era l’unica decisione sensata.
Plaid improvvisati, coperte prese dalle macchine, uno addirittura col plaid del cane. Roba che manco nei campeggi abusivi.

Foto di Serena Berti

I musicisti suonano imbacuccati come palombari, giacconi e sciarpe, dita rigide. Haber, 78 anni, entra, si siede… e trema. Trema davvero. Dal pubblico vola una coperta per coprire quello che potrebbe essere nostro nonno. E invece è un attore che il teatro l’ha vissuto, masticato, rispettato. Non questa baracca gelata spacciata per cultura.

Veronesi prova a scherzare, ma le battute pungono più del freddo: lo sdegno gli esce dalle tasche del cappotto. E quando dal palco parte l’“igloo di m…”, non è comicità: è cronaca.

Il pubblico resta solo per rispetto.
Gli attori vanno avanti solo per rispetto.
E chi gestisce? Zitto, immobile, al calduccio… forse.

Poi arriva il comunicato della Fondazione Guido d’Arezzo: “Guasto all’impianto, tecnici chiamati, impossibile riparare”.
Traduzione vernacolare: s’è rotto? Pazienza, si fa lo stesso. Tanto chi se ne frega se la gente gela, l’importante è non rimborsare.

Ma allora una domanda viene spontanea:
Se c’era 1 grado fuori e 4 dentro, chi l’ha deciso che lo spettacolo doveva andare in scena lo stesso?
Chi s’è preso la responsabilità di far stare male pubblico, artisti e musicisti?

E poi ci si stupisce se “ad Arezzo non viene più nessuno”.
Ci credo! Qui l’accoglienza è: stringi i denti, copriti col plaid e ringrazia pure.

I commenti parlano chiaro: non è la prima volta. Freddo d’inverno, caldo infernale d’estate. Bambini che ballano col cappotto, spettatori che svengono, artisti che tengono duro per educazione.
Un sistema che funziona sempre allo stesso modo: male.

Questa non è sfortuna.
Questa è incuria, menefreghismo, gestione da dilettanti allo sbaraglio.

Meglio chiudere che fare queste figure da barzelletta.
Meglio rinviare che congelare la gente.
Meglio il silenzio che questa vergogna pubblica.

Il Teatro dovrebbe scaldare l’anima.
Qui, venerdì sera, s’è gelato tutto. Anche la faccia.

Qui non è questione di destra, sinistra, cultura o fondazioni.
Qui è semplice:
se non puoi garantire condizioni umane, chiudi.
Se apri, rispondi.
Se fai figure di m… almeno scaldale.

Perché il teatro è magia,
ma il gelo è reale.

E questa, signori,
non è satira.
È solo una vergogna ben refrigerata.

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Gino Perticai
Gino Perticai
Dal 1973 nel mondo della comunicazione, una breve esperienza Milanese con A.P.C. agenzia di Marketing, con l’avvento delle prime radio in Fm inizia una serie di esperienze nelle radio locali: Radio Torre Petrarca, Radio OK, Golden Radio, Radio Life,  fino al 1998 momento in cui l’innata curiosità e la voglia di sperimentare novità lo portano a maturare il primo interesse sul world wide web. E' da lì che nel 2000 nasce l’idea delle prime testate regionali on line. Fonda Arezzo Notizie e la dirige fino al Giugno 2016. l'Ortica è la sua nuova scommessa.
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