Oggi, 3 gennaio, partono i saldi invernali. Partono… si fa per dire. Più che una corsa ai negozi pare una lenta processione di portafogli vuoti, col cappotto vecchio e l’aria rassegnata di chi entra solo per “guardare”, che tanto guardare è gratis (ancora per poco).
Secondo i conti fatti da Federconsumatori, quest’anno a buttarsi nella mischia degli sconti sarà appena un terzo delle famiglie. Gli altri due terzi sono già stesi a terra, colpiti da bollette, mutui, spese mediche e dall’intramontabile “aumento del costo della vita”, che cresce più veloce delle unghie dei piedi.
La spesa media prevista? 171,90 euro a famiglia. Che tradotto dal burocratese vuol dire: un maglione mezzo acrilico, un paio di calzini “tecnici” e forse, se gira bene, una sciarpa che pizzica. Altro che shopping selvaggio: qui si fa la spesa col bilancino, come dal farmacista.
Colpa anche del Black Friday, dei pre-saldi, dei saldi dei saldi e di tutte quelle invenzioni diaboliche che hanno spolpato le tredicesime già a novembre. E poi, mettere l’inizio dei saldi a ridosso di Natale è come invitare uno a cena dopo che ha già mangiato al matrimonio: arriva, guarda il piatto e piange.
Nell’aretino la situazione è anche peggio. Tra lavori precari e crisi delle aziende della moda, molte famiglie fanno i saldi solo sul riscaldamento: termosifoni tiepidi e maglioni a cipolla. Altro che “compra ora, paga dopo”: qui si paga sempre, e si compra forse.
Risultato finale? Negozi pieni di cartelli rossi, clienti con le mani in tasca (per scaldarle, non per tirare fuori i soldi) e commercianti che sperano in un miracolo post-Epifania. Perché sì, i saldi iniziano oggi… ma la fine dei soldi è iniziata parecchio prima.


