Ma davvero, in una campagna grande come quella rigutinese, dove se tiri un petardo fai eco fino a Cesa, dove se urli “oh” ti risponde un fagiano, davvero non c’era un altro posto dove fare casino? Ammesso – e non concesso – che il casino fosse proprio necessario.
Un campo, una strada bianca, un fosso, un pezzo di terra qualsiasi? No. Meglio l’atrio delle scuole elementari. Così, tanto per gradire.
Botti di Capodanno, cartacce, e un bel sudiciume finale, con tanto di plafoniera spaccata, perché si sa: “Tanto ci penserà qualcun altro”.
E infatti qualcun altro ci ha pensato. A fotografare, a indignarsi e a scriverlo sui social, perché non è mica la prima volta. Già altre volte il resede della scuola era stato ridotto a pattumiera, e già allora ci si domandava: ragazzi senza posto o zozzoni senza scuse? A giudicare dal bis, la risposta è sempre la stessa.
Nel post che gira su “Sei di Rigutino se…”, la denuncia è chiara e anche incazzata: approfittando delle scuole chiuse per le feste natalizie, “questi elementi” hanno deciso di lasciare un bel ricordo del loro passaggio. Altro che spirito natalizio, qui siamo allo spirito del maiale.
E allora partono le domande, quelle semplici, che fanno più male dei botti:
Ragazzi o genitori dei ragazzi, ma non avete davvero niente di meglio da fare? Il massimo del divertimento è rompere le cose pubbliche — plafoniere comprese — e trasformare un luogo di tutti in una porcilaia? O forse pensate che il bene comune sia roba di nessuno, quindi buona da trattare come casa vostra (ammesso che casa vostra sia così)?
Nei commenti si va sul classico: c’è chi parla di vandalismo, chi punta il dito contro l’abbandono delle frazioni, chi invoca le forze dell’ordine, chi dice “se sapete chi sono, riportateli lì a pulire”, e chi, giustamente, ricorda che i veri responsabili spesso stanno a casa, seduti sul divano: i genitori.
E poi la domanda delle domande, quella che torna sempre come il ritornello di una canzone stonata:
“Ma una telecamera di sicurezza costa davvero troppo?”
Perché è vero, non bisognava essere veggenti. E infatti, senza bisogno di essere veggenti o sensitivi, lo si sapeva già: un immobile pubblico lasciato senza recinzione, senza controllo e senza videosorveglianza prima o poi diventa terra di conquista. E a conquistare non arrivano gli Unni, ma “i soliti”, quelli che tanto non paga mai nessuno.
Intanto l’ngresso parla chiaro. Altro che festa: qui è passato il menefreghismo. Qualcuno dovrà pulire, qualcuno dovrà riparare, qualcun altro pagherà. E qualcun altro ancora farà finta di niente, aspettando il prossimo Capodanno, il prossimo botto, la prossima porcilaia.
Tanto, si sa, a Rigutino lo spazio è tanto. Il rispetto, un po’ meno.
Immagini da Facebook





