C’è chi col nuovo anno fa buoni propositi, chi si iscrive in palestra e chi, più coerente con la tradizione locale, continua a scaricare roba nei fossi, nei boschi e lungo le strade di campagna. Perché le perle dell’abbandono non finiscono mai. E Arezzo, su questo, non delude. Mai.
Nel corso del 2025 ne abbiamo documentate a decine:
dai rifiuti ingombranti che per smaltirli serve prima liberarsi della pazienza,
al lancio aereo nei boschi, nuova disciplina olimpica dell’inciviltà,
passando per scarpate trasformate in musei d’arte contemporanea,
calcinacci elevati a installazioni concettuali,
fino allo sport estremo del lancio dell’eternit sulle colline aretine
e ai prati di Poti dove fioriscono accendini e appassisce la civiltà.
E’ solo una piccola parte del percorso artistico coerente, riconoscibile, quasi identitario.
E infatti, anche il 2026 promette bene.
Lo strumento gigantesco, abbandonato e incapace di produrre suono
Musica classica per anime di merda
Lungo la strada che collega San Marco a Villalba, zona Santa Firmina, qualcuno ha deciso di alzare ulteriormente l’asticella.
Altro che lavatrici, divani o sacchi neri: qui siamo alla musica sinfonica dell’abbandono.
Nel fosso, a far bella mostra di sé come un’opera di land art depressa, giace un enorme contrabbasso.
Non un oggettino da nulla.
Non qualcosa che “oh, mi è cascato dal finestrino”.
No: un enorme contrabbasso, che solo per scaricarlo lì ci saranno volute almeno due persone, coordinazione, fatica e una discreta dose di faccia di culo.
Viene spontaneo chiedersi:
– era stonato?
– aveva litigato con l’orchestra?
– oppure dava noia in casa, tra il divano e il frigorifero?
Qualunque sia la risposta, la soluzione è stata la solita: fosso, via, risolto.
Perché chiamare il servizio rifiuti, informarsi, aspettare, rispettare le regole… quando puoi trasformare una strada di campagna in una discarica tematica?
ARTE? NO, È SOLO INCIVILTÀ CON MANIE DI GRANDEZZA
Qualcuno dirà che è arte contemporanea.
Che il contrabbasso dialoga col paesaggio.
Che il giallo della versione gigante dello strumento abbandonato crea un contrasto cromatico con il verde marcio dell’erba umida.
No.
È solo inciviltà, nella sua forma più pura e arrogante.
È la convinzione tutta nostrana che il mondo sia un retrobottega, e che ci sia sempre un fosso pronto ad assorbire le nostre porcherie.
E allora godiamoci questo nuovo capitolo.
Fotografiamolo. Archiviamolo. Raccontiamolo.
Perché se il 2025 è stato un anno ricco di perle,
il 2026 sembra già voler competere per il premio speciale “Ma come cazzo vi viene in mente?”.
Restate sintonizzati.
Il bosco non riposa mai.
E nemmeno gli stronzi.


