O che s’è fatto? Si pedalava piano piano, senza strafare, e ora nemmeno quello. Il Comune d’Arezzo ha deciso de levasse dalla rete dei “Comuni Ciclabili” e alla FIAB Amici della Bici di Arezzo un l’hanno presa proprio bene. Anzi, diciamolo: gli è girata parecchio.
Per quattro anni se stava dentro al progetto promosso dalla Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta, con i famosi “Bike Smile”. Tre sorrisi, mica cinque, ma almeno se stava al tavolo. Ora invece s’è deciso di sparecchiare tutto. E la domanda è semplice: perché?
Secondo FIAB, perché di miglioramenti veri un se n’è visti. Le piste fatte? Corte, spezzate, ciclopedonali buone per la passeggiata domenicale col cane, ma senza un disegno serio. Sempre nelle zone facili, dove un si tocca un parcheggio e un si dà noia alle macchine. Il principio pare chiaro: la bici va bene, purché stia zitta e un rompa.
Provate ad arrivare in centro in sicurezza da Via Fiorentina, Via Romana o Via Vittorio Veneto. Si rischia più che sulla Sr71. A parte il tratto da Pescaiola – che comunque si interrompe come un discorso a metà – il resto è affidato alla buona sorte e ai santi del calendario.
E poi c’è il PUMS, il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile: approvato nel 2019, con tanto di verifica prevista entro il 2024. Verifica che, secondo FIAB, un s’è vista nemmeno col binocolo. Ma allora era un piano o un bel faldone da scaffale?
Sulla “Città 30” si va a passo di lumaca. Zone a velocità moderata col contagocce, davanti alle scuole ancora macchine ovunque, e di un progetto organico nemmeno l’ombra. Un Mobility Manager? Servirebbe come il pane, ma per ora si resta alle buone intenzioni.
E la partecipazione? Consulta sulla mobilità chiesta dal 2023: nulla. Ufficio Bicicletta: nulla. Strategia di comunicazione: meno che nulla. Insomma, più che una città che pedala, pare una città che frena.
E allora viene il dubbio – cattivello ma legittimo – che le osservazioni critiche arrivate dalla rete dei Comuni Ciclabili abbiano dato fastidio. Perché è più facile uscire dal gruppo che mettersi a fare autocritica.
FIAB promette di continuare a battersi per una città meno inquinata e più sicura per bambini e anziani. Ma intanto Arezzo, invece di puntare al futuro, pare aver scelto la retromarcia. E quella, si sa, consuma più del previsto.


