Il vertiginoso aumento del costo per i lumi votivi.
Quando i miei veci si sono “ritrovati” in un cimitero aretino di Arezzo Multiservizi, ho richiesto l’allaccio delle lucine votive ai loro loculi, una cosa a cui specie la mia mamma era molto affezionata come tanti della sua generazione.
Nel 2017 spesi 50 € per ogni allaccio; il canone per illuminazione era17€ all’anno.
Come tutti quelli che hanno l’addebito in banca mi sono accorto dopo che per il 2025 non avevo pagato 17€, ce ne vogliono 21.25€, con un incremento del 25% da un anno all’altro.
Non mi è parso poco, ho chiesto spiegazioni a Arezzo Multiservizi, la loro risposta: “le tariffe sono fissate con delibera del Consiglio Comunale e quindi non sono nella disponibilità dell’azienda pertanto non è possibile intervenire sulle tariffe, che, peraltro, vengono periodicamente adeguate in ragione degli aumenti dell’energia e delle materie prime“.
Per uno come me questo è un invito a nozze andare a frugare nei loro conti, essendo uno delle diverse migliaia di aretini che ha un contratto per i lumini votivi.
Arezzo Multiservizi ha la gestione dei cimiteri aretini, con le varie sepolture o cremazioni: società al 75% del Comune di Arezzo, per il resto della Fraternita dei laici. Come tutte le società ha cariche di vertice che in questi casi sono elargite per vicinanza, amicizia, utilità politica e che probabilmente non incidono più di tanto nel bilancio di questa società, un 30.000eur annui.
Presidente è il dottor avvocato Guglielmo Borri, professionista stimato in Arezzo, ma il metodo di gestione di questa società non ha le stesse caratteristiche del condurre una causa in un tribunale e i risultati economici si vedono. Fanno onco.
L’organico aziendale, un dato da ricordare: nel 2018 era 26 persone, nel 2024 sono diventate 22.
A causa del cambiamento delle abitudini negli ultimi 10-15 anni si è avuta una riduzione dei ricavi; per un minor ricorso alle sepolture tradizionali (quelle che danno maggior utile in concessioni e servizi) e un forte incremento delle meno redditizie cremazioni (che sono passate da 601 nel 2015, a 854 nel 2018 e a 926 nel 2024), pur in presenza di decine di giorni di fermo annuo per manutenzione al forno crematorio.
Come riferimento della platea “clienti” nel 2014 ad Arezzo erano decedute 1.100 persone, nel 2018 1.185, nel 2021 sono morti 1.333 individui: giuro il massimo rispetto, ma occorre contestualizzare la attività! Clienti cresciuti di un 20%.
Se nel 2013 i ricavi erano circa 3 000.000€, nel 2018 sono calati a 2.500.000€ fermandosi nel 2024 a 2.350.000€: un buon 20% in meno, anche se i clienti (sic) sono aumentati. Non si notano correzioni al modello di business a giudicare dai conti, non tornano, infatti tracolla l’utile: 2018=43.000€; 2021=85.000€; 2024 = 6.820€.
Le lucine danno un ricavo costante superiore ai 400.000€ annui, il costo di tutta l’energia elettrica è radunato nella voce acquisti di servizi che comprende anche il gas per il forno ed una marea di altre cose per un costo complessivo di 570.000€: già questo basta per capire che il canone delle lucine era esoso. Serviva già a coprire altri costi.
Provo a valutare l’impatto del costo energia per 1 kW (avevo chiesto quanto consuma una lampadina votiva, ma non mi hanno risposto: deve essere un segreto militare): con il costo medio energia elettrica secondo il prezzo unico medio o pun. Un kilowatt è nel 2013 0,63€, nel 2018 0,61€, nel 2020 è 0,38€, causa guerre nel 2023 arriva a 1,25€.
Neanche entro nell’argomento che la società si è dotata di impianti fotovoltaici che producono energia gratuitamente che può anche essere immagazzinata per l’uso notturno.
Nel 2018 con il canone si sarebbero potuti acquistare circa 28 kW di energia elettrica, ma una lampadina di quel tipo probabilmente ne consuma meno di 10. Neanche voglio fare i conti di quanto hanno guadagnato prima, differenza fra costo dell’energia acquistata e canone ricevuto. Nel 2023 ancora lucravano sulla differenza.
Dico che aumentare del 25% i costi quando il prezzo pun sta diminuendo è un controsenso: casomai andava poi fatto quando era il momento, non adesso.
Ma questo è un modo di valutare l’impatto dei canoni sui costi, un altro potrebbe essere paragonare l’incremento del premio concesso ai dipendenti. Dico solo che nel 2020 con 26 dipendenti il premio totale era inferiore a 20.000 € annui; quest’anno con 22 dipendenti il premio sfiora i 30.000 € annui. Un dipendente ha preso più di 5.000€, forse quello che ha inventato come far quadrare i conti: scaricando integralmente ogni loro incapacità su quelli che cui fa piacere una lucina votiva per i propri morti.
Ho disdetto il servizio, i miei genitori ci tenevano, ma certo non volevano essere strangolati o perculati: spero che siano tanti gli aretini che disdicono il servizio come ho fatto io.
Alessandro Ruzzi


