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Il vescovo prega coi bengalesi e ad Arezzo gli viene un coccolone

Per una preghiera insieme si monta un casino che manco alle giostre: più che fede, qui gira parecchia confusione

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Il vescovo prega coi bengalesi e ad Arezzo gli viene un coccolone

Per una preghiera insieme si monta un casino che manco alle giostre: più che fede, qui gira parecchia confusione

Oh citti, qui s’è toccato il fondo… e s’è anche cominciato a scavare.

Il vescovo Migliavacca fa una cosa normale, civile, quasi banale: accetta un invito, va dalla comunità bengalese e si mette a pregà insieme a loro per la fine del Ramadan. Una roba da persone normali, ecco.

E invece ad Arezzo? Apriti cielo, tragedia, panico, gente che si strappa i capelli (quel po’ che gli è rimasto) e urla allo scandalo come se fosse arrivata la fine del mondo.

“Scomunicatelo!”
Ma  che siamo, al tempo delle crociate? Manca solo che qualcuno tiri fòri l’armatura dal garage e si senta pure un cavaliere.

Oh, ma ragionate un attimo: c’è una comunità che fa un gesto di rispetto, invita, apre. E dall’altra parte un vescovo che risponde con educazione, con intelligenza, con un minimo di visione del mondo reale, quello dove la gente vive insieme e non dentro una bolla del ‘300.

E invece no. C’è sempre il solito gruppetto di fenomeni da tastiera (e da bar, eh) che deve fa’ casino. Gente che probabilmente confonde la fede con il tifo da stadio: “noi contro loro”, come se si fosse a vedè Arezzo-Perugia.

La verità? È che a qualcuno dà noia tutto quello che unisce. Perché unire vuol dire pensare, capire, conoscere. E quello è faticoso, eh… molto meglio urlre, giudicare e fare i moralisti a comando.

E poi via, diciamola tutta: tanti di quelli che oggi si scandalizzano, la domenica sono lì belli composti in chiesa, a battersi il petto… TAC TAC TAC… e poi appena escono tornano a fare i soliti leoni da marciapiede.

Bravi eh. Coerenza da manuale.

Pregre insieme, invece, è una roba semplice: vuol dire riconoscere che siamo tutti esseri umani, che si vive nello stesso posto e che magari – pensa un po’ – si può anche rispettarsi senza morì.

Ma no, meglio gridà allo scandalo, invocà scomuniche, e sentirsi pure dalla parte giusta. Che tanto qui son tutti santi… finché non aprono bocca.

Oh Arezzo, svegliati un pochino. Che qui quelli che fan più rumore un sono quelli con più fede… sono solo quelli con meno testa.

Tra fede e paura: leggiamo cosa s’è scritto davvero
Tra chi ragiona e chi dà di matto, sotto un post s’è visto più casino che alla sagra della nana:

Sotto la notizia del vescovo Migliavacca che prega insieme alla comunità bengalese, è venuto fuori di tutto. E quando si dice di tutto… si intende proprio di tutto.

C’è chi ha provato a ragionare:

Elisabetta: Segue l’esempio di San Francesco. Il dialogo è importante…”
Isa: “Questa è fratellanza.”
Flavia:Bravo vescovo. Chi critica non conosce le radici della nostra religione.”
Massimo: “Dal punto di vista del vescovo mi sembra che faccia benissimo il suo lavoro…”

E poi c’è chi, pur da posizioni diverse, ha comunque cercato un confronto civile:

Andrea: riflette sul ruolo del vescovo, distinguendo tra dialogo e pratica religiosa, senza scadere negli insulti
Mirco: pone domande complesse su rapporti tra religioni e Stato

Ma poi… si scende di parecchio.

Perché accanto a questi, arrivano anche commenti carichi di rabbia, paura e – diciamolo chiaro – ignoranza:

“Scomunicatelo”
“Ci stanno invadendo”
“Non può esserci convivenza”
“Vergogna”
“Traditore”

Fino a insulti diretti e frasi che con la fede, sinceramente, c’entrano come il cacio sui maccheroni… ma avariati.

Il commento

Oh citti, qui il punto è semplice: sotto un post s’è vista la fotografia precisa della città.

Da una parte chi prova a capire, a ragionare, a guardare un filo più in là del proprio naso.
Dall’altra chi appena sente qualcosa di diverso va subito in allarme, come se fosse arrivata l’invasione dei marziani.

E allora via con la solita minestra: paura, rabbia, slogan, e zero voglia di capire.

Ma la cosa più buffa – e anche un po’ triste – è un’altra: tanti di quelli che gridano allo scandalo parlano di fede… e poi nei commenti tirano fòri odio, insulti e cattiveria gratuita.

Oh, ma la fede un dovrebbe insegnare il contrario?

Perché qui nessuno sta dicendo di cambiare religione o di mischiare tutto.
Si parla solo di rispetto, di convivenza, di vivere nella stessa città senza ringhiassi addosso ogni tre per due.

E invece basta una preghiera insieme per scatenà il delirio.

Allora forse il problema un è il vescovo.
Forse il problema è che c’è troppa gente che parla di fede… ma un ha capito nulla né della fede né delle persone.

La frase più vera, alla fine, l’ha detta uno per caso:

“Mi hanno invitato e io sono andato”

Fine. Tutto lì.

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Gino Perticai
Gino Perticai
Dal 1973 nel mondo della comunicazione, una breve esperienza Milanese con A.P.C. agenzia di Marketing, con l’avvento delle prime radio in Fm inizia una serie di esperienze nelle radio locali: Radio Torre Petrarca, Radio OK, Golden Radio, Radio Life,  fino al 1998 momento in cui l’innata curiosità e la voglia di sperimentare novità lo portano a maturare il primo interesse sul world wide web. E' da lì che nel 2000 nasce l’idea delle prime testate regionali on line. Fonda Arezzo Notizie e la dirige fino al Giugno 2016. l'Ortica è la sua nuova scommessa.
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